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Gregucci non ha dubbi: «La Reggiana si salverà se seguirà Alvini»

Marco Bertolini
Gregucci non ha dubbi: «La Reggiana si salverà se seguirà Alvini»

L’ex difensore granata scommette su un altro anno di B: «E se anche arrivasse dopo i playout, sarebbe bellissimo»

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REGGIO EMILIA. Angelo Gregucci ha legato il suo nome alla storia granata e rimane nel cuore dei tifosi come le persone impofrtanti di una vita, quelle che ci sono nei momenti belli e in quelli bui. Pilastro della difesa della Reggiana di Carletto Ancelotti firmò il ritorno dei granata in A.

Poi, suo malgrado fu colui che tentò invano di salvare la reggiana da una retrocessione - quella in C - che equivarrà a una condanna a 21 anni d’inferno.

«Il popolo reggiano - dice l’ex allenatore dell’Alessandria - mi è rimasto dentro, sono stati anni meravigliosi che mi hanno dato tantissimo a livello personale e professionale. Conservo ancora tanti amici ma soprattutto ho avuto la possibilità, sul finire della carriera, di incontrare persone importanti per la mia carriera come Ancelotti e Lucescu, ma anche Franco Dal Cin, dirigente con un ingegno imparagonabile anche ai giorni nostri. Reggio è un posto speciale».

Lei subentrò a Franco Varrella nel disperato tentativo di salvare la Reggiana. Dopo tanti anni si è dato qualche spiegazione per quello che accadde?

«In quei mesi purtroppo subii un grave infortunio alla gamba da cui non sono riuscito a recuperare, quindi sollecitato da Dal Cin, misi a disposizione dei vari allenatori la mia esperienza ed amicizia con i calciatori. Sul finire del campionato fui l’ultima carta per giocarci la salvezza forte di questo rapporto. Nonostante la situazione drammatica, sfiorammo l’impresa. Non sono d’accordo con chi dice che quella squadra fosse tra le favorite per la promozione ma retrocedette – continua Gregucci – la vittoria di Verona illuse oltremodo i tifosi e la squadra che però non era più quella dell’anno prima».

Trova qualche analogia tra quella stagione e il campionato attuale?

«La Serie B, oggi come allora, è un campionato di “compressione” – sottolinea Gregucci - nel giro di 3 settimane puoi passare dalla lotta playoff alla lotta salvezza. Vent’anni fa fummo travolti dagli eventi. Mancò la giusta mentalità. Un gruppo come quello, dalle indubbie qualità tecniche e umane, attorniato da un ambiente positivo avrebbe fatto un campionato più che dignitoso».

La Reggiana, si trova in lotta per la salvezza proprio come in quella stagione, crede che ci possa essere un finale diverso?

«Sono sicuro che la Reggiana abbia tutte le carte in regola per salvarsi senza passare dai Playout. Il campionato di B ti costringe ad essere “sul pezzo” per 10 mesi, non ci sono mai momenti di pausa, e se tutto l’ambiente granata riuscirà a rimanere compatto attorno alla squadra, l’obiettivo salvezza può essere raggiunto e in questo contesto bisogna rimarcare l’ottimo lavoro svolto da Alvini in questi mesi. Ritengo sia stato molto bravo e scrupoloso nel non far sfaldare un gruppo colpito da tanti contrattempi in una stagione segnata dal Covid e dagli infortuni. Dall’esterno l’impressione è quella di una squadra ancora viva e unita».

Pescando dalla sua esperienza di allenatore, cosa occorre in questi momenti?

«Per centrare la salvezza servono concentrazione, autostima ed un ambiente compatto intorno alla squadra, ma soprattutto serve che Alvini continui a fare Alvini. Massimiliano è il miglior interprete per questi ragazzi. Sin dalla scorsa stagione ha dato dimostrazione di saper allenare e motivare ottimamente questo gruppo di giocatori. Non ha la necessità di inventarsi nulla, ma deve solamente continuare così».

È ottimista?

«Credo che squadra e tifosi possano essere tranquilli. Reggio e la Reggiana hanno una certezza – rimarca Gregucci – una società solida alle spalle con un buon progetto, che andrà avanti qualsiasi cosa accada. Eppoi, sì, vedo il bicchiere mezzo pieno: questa Reggiana deve guardare alla salvezza diretta, ma anche ai playout sarebbe un bel risultato». —

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