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Il calcio nella pandemia 

Il Covid bussa ancora alla porta della Reggiana, positivi il ds Tosi e il giocatore Siligardi

Jacopo Della Porta
Il Covid bussa ancora alla porta della Reggiana, positivi il ds Tosi e il giocatore Siligardi

A ottobre il focolaio aveva colpito 29 tesserati granata: gli atleti che non hanno avuto il virus sono soltanto nove

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REGGIO EMILIA. L’incognita Covid, continua a condizionare qualsiasi ambito dell’esistenza umana. E il calcio, ovviamente, non fa eccezione.

Si pensava che la Reggiana avesse già pagato il suo tributo alla pandemia, dopo che ad ottobre il focolaio era esploso, arrivando a coinvolgere ben 29 tesserati.

Ieri la società ha però annunciato che ci sono due nuovi positivi. Si tratta del calciatore Luca Siligardi e del direttore sportivo Doriano Tosi.

«Il calciatore ha rispettato nei giorni appena trascorsi un periodo d’isolamento preventivo e il direttore sportivo granata non ha avuto contatti significativi recenti con il gruppo squadra - ha reso noto la società -. Entrambi i tesserati stanno bene e sono costantemente monitorati dallo staff medico della società».

La Reggiana ha anche comunicato che «sono risultati negativi al tampone molecolare tutti gli altri elementi che proseguono regolarmente l’attività sportiva nel pieno rispetto dei protocolli del Ministero della Salute e della Figc. Nei prossimi giorni saranno effettuati ulteriori accertamenti che precederanno la partenza della squadra per la trasferta di Frosinone».

I calciatori della Reggiana che non hanno avuto il Covid sono nove, di cui quattro arrivati nel mercato di gennaio.

TERZA ONDATA

La terza ondata sta provocando problemi a molte squadre in serie B. L’Empoli è alle prese con un focolaio che potrebbe portare al rinvio della gara di venerdì con la Cremonese (secondo quanto riferito da media empolesi).

La stessa Cremonese ha un caso e il Pordenone è da giorni alle prese con numerosi casi.

Fino ad ora nessuna squadra ha perso a tavolino causa Covid, tranne la Reggiana. Le squadre con più di otto contagiati possono giocarsi il jolly (una sola volta) e chiedere il rinvio delle partite. Poi, nelle altre occasioni, la squadra che è alle prese con dei contagiati, può scendere in campo a patto che abbia 13 giocatori disponibili, compreso un portiere. Un requisito che la Reggiana non poteva rispettare in occasione della trasferta a Salerno.

Il caso Napoli

A cambiare le carte in tavola, rispetto al protocollo della Figc, ha contribuito il caso del Napoli. Come si ricorderà, i partenopei avevano subito la sconfitta tavolino per non essersi recati a Torino, contro la Juventus, il 4 ottobre. Il giudice sportivo prima, e poi la Corte d’Appello federale, avevano dato torto ai campani (tra l’altro sostenendo che si erano creati un alibi per non partire). Il Collegio di garanzia del Coni, ha però infine accolto il ricorso del Napoli, perché ha riconosciuto come vincolante il parere dell’Ausl, che aveva prescritto alla squadra di non partire (a fronte di due contagiati).

Dopo quella vicenda, anche altre Ausl hanno adottato analoghi provvedimenti e così sono state rinviate altre partite senza che i club interessati dovessero giocarsi il jolly (Genoa-Torino; Torino-Sassuolo; Lazio-Torino e Inter-Sassuolo).

Ingiustizia

Fino ad ora in serie B non sono state rinviate partite “d’ufficio”. Se dovesse avvenire, si creerebbe una disparità di trattamento evidente nei confronti della Reggiana (alla quale il rinvio è stato negato in virtù della presunta inderogabilità del protocollo). —

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