«Reggiana senza piscina, chiediamo aiuto»
Cicalese, vicepresidente della squadra granata: «Vasca da 50 metri chiusa, giochiamo le gare casalinghe a Modena»
Matteo Brighenti
REGGIO EMILIA. Il mondo degli sport acquatici reggiano è alle prese da ormai un anno con una questione spinosa, ovvero il mancato utilizzo della vasca da 50 metri nell’impianto di Via Melato.
Il problema riguarda in particolare la prima squadra e le giovanili della pallanuoto, che si stanno allenando nella vasca da 25 metri utilizzando solamente un lato della vasca poiché l’altro è troppo poco profondo (solamente 1,40 m).
Il vicepresidente della Reggiana Nuoto, nonché coordinatore delle squadre di pallanuoto, Antonio Cicalese ha fatto il punto sulla questione, sottolineando i danni che il mancato uso della vasca regolamentare arreca all’attività agonistica.
Cicalese, cosa sta succedendo con la vasca da 50 metri?
«I problemi sono nati con l’inizio della pandemia ma si sono aggravati dopo il Dpcm di ottobre, che ha sancito la chiusura dell’impianto di Via Melato e quindi il blocco di tutte le attività della Reggiana Nuoto. Fortunatamente, una specifica indicazione del Coni, che permetteva ai tesserati della Federazione Italiana Nuoto di riprendere gli allenamenti, ci ha poi consentito di continuare la stagione agonistica. La nostra società, però, non ha la forza economica sufficiente per convincere il gestore della piscina a tenere aperta la vasca da 50 metri. Il tentativo di mediazione posto in essere dalla Fondazione dello Sport, che ringrazio particolarmente, non ha avuto purtroppo alcun esito».
Questo cosa comporta per la prima squadra e per le giovanili della pallanuoto?
«Non solo la pallanuoto ma anche il nuoto sincronizzato, il salvamento e il nuoto master stanno soffrendo pesantemente la situazione che si è venuta a creare. La pallanuoto, però, che è alle prese con un torneo molto impegnativo come la serie B, non riesce nemmeno a disputare una partitella in famiglia perché ci si può allenare con una sola porta e siamo costretti, inoltre, a emigrare a Modena per disputare le gare di campionato casalinghe. Tutto ciò va ad inficiare anche la crescita sportiva dei nostri ragazzi delle giovanili, che sono il nostro motore per il domani e che stanno perdendo un momento importantissimo del loro sviluppo. Di questo, ovviamente, siamo rammaricati».
Ritiene che sussista quantomeno una prospettiva di soluzione per una situazione così ingarbugliata?
«In questo momento noi di Reggiana Nuoto siamo gli unici a sobbarcarci l’onere di non deludere i nostri tesserati. Le prospettive future ad ora sono molto difficili da valutare serenamente. Posso dire che un’altra stagione come quella in corso comporterebbe una contrazione degli impegni agonistici difficile da sopportare, ma anche una ripartenza con la “normalità” dovrà essere accompagnata da un ripensamento degli impegni economici con il gestore per la crisi causata dalla pandemia e per quanto sta accadendo da ottobre in avanti».
Chi potrebbe darvi un aiuto concreto in questo momento così duro per voi, come per altre società sportive?
«Nella realtà reggiana siamo l’unica società di sport acquatici a svolgere attività federali agonistiche, le altre società non fanno agonismo e non sono interessate a sostenere i costi conseguenti. Non lo sono nemmeno le società fuori dalla provincia di Reggio Emilia per una questione logistica e al momento non pare realizzabile l’aiuto di sponsor esterni. Abbiamo sempre trovato nel sindaco Vecchi, nell’assessore allo sport Curioni e nel presidente della Fondazione dello Sport Rozzi degli interlocutori attenti e interventisti, mi auguro che ci possano aiutare a garantire la sopravvivenza delle attività agonistiche e la qualità dei servizi che vogliamo continuare a offrire alla cittadinanza». —
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