Manghi striglia il Valorugby «Ai playoff voglio meno errori»
L’allenatore: «Agli spareggi arrivano quattro squadre, tutte ugualmente forti L’importante è avere la voglia giusta perché è il momento clou della stagione»
REGGIO EMILIA. Per i Diavoli dopo la vittoria di sabato al Mirabello contro le Fiamme Oro si sono matematicamente schiuse le porte dei playoff scudetto, primo obiettivo stagionale della formazione del presidente Enrico Grassi.
Resta ora da definire la griglia, ma l’allenatore del Valorugby Roberto Manghi non ne fa una questione di preferenze.
«A questi playoff arrivano quattro squadre, tutte ugualmente forti, ognuna con la propria identità. Sinceramente non mi interessa tanto sapere quale squadra incontreremo. Mi interessa trovare la mia squadra pronta nel momento più importante di tutta la stagione, con la voglia giusta i miei ragazzi non devono avere paura di nessuno”.
Capitolo infortunati, contro le Fiamme Oro si è rivisto in campo Alessio Sanavia.
«Stiamo reinserendo gradualmente gli infortunati. Leaupepe e Chistolini hanno già macinato minuti nelle gambe, ora tocca a Sanavia e Rodriguez e spero presto di avere disponibili anche Mordacci, Devodier e Ruffolo. Non si può pensare di ritrovare subito al top giocatori che sono fuori da tanto tempo, quindi ogni partita da qui alle semifinali dovrà essere uno step di crescita per tutta la squadra».
Contro le Fiamme oro, il Valorugby ha palesato ancora qualche piccola “amnesia” sia in fase offensiva che difensiva. Come pensate di ovviare a questi problemi?
«La premessa è che le Fiamme Oro sono una bella squadra, ben allenata e con vari giocatori già nel giro della nazionale. In più ci tenevano a riscattare la sconfitta dell’andata dimostrando di essere una squadra da primi posti. Detto questo, noi sabato scorso abbiamo concesso agli avversari 18 calci di punizione e abbiamo perso 13 palloni. Sono 31 situazioni di gioco regalate, un “lusso” che nei play off non ci potremo permettere. Amnesie che dobbiamo eliminare già a partire dal match di sabato prossimo a Piacenza».
È un inizio settimana triste per tutto il rugby italiano. La scomparsa in meno di 24 ore di due “monumenti” come Massimo Cuttitta e Marco Bollesan ha lasciato un grande vuoto. Lei li conosceva entrambi, come ha reagito a questa notizia?
«Sono due perdite che mi prendono il cuore. Con Cuttitta ci siamo affrontati tante volte da avversari in prima linea. Era un ragazzo tanto forte in campo quanto gioviale fuori una volta finita la partita. I primi ricordi vanno alle tante birre insieme bevute, il pensiero corre a suo fratello e ai famigliari. Di Bollesan cosa posso dire, è un pezzo di storia del rugby italiano. Credo che per lui la parola più calzante sia “monumento” perché è stato giocatore, allenatore, dirigente. Credo che oggi il rugby italiano si ritrovi tutto unito nel ricordo di queste due grandi persone». —
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