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«In attacco non vado bene ma faccio di tutto per aiutare la squadra»

Adriano Arati
«In attacco non vado bene ma faccio di tutto per aiutare la squadra»

Il regista Brandon Taylor ammette le difficoltà «Un giocatore serio trova il modo per rendersi utile anche se il tiro non entra»

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Adriano Arati

reggio emilia. «Non sto vivendo un gran momento in attacco, è vero, un giocatore serio in questi momenti deve comunque trovare un modo per aiutare la squadra».

Non gira attorno alle sue difficoltà Brandon Taylor, per tanti mesi principale riferimento Unahotels oltre che uno dei migliori esterni del torneo. Da qualche settimana fatica molto a produrre punti, pur cercando di dare una mano a compagni che finalmente trovano ritmo, come accaduto domenica contro Varese, con i sette assist a Koponen e Candi.

Proprio da Varese si riparte, da un successo arrivato dopo il collasso di Cremona. Dovete ancora trovare la vostra identità?

«In un periodo di cambiamenti, come quelli che il cambio di un coach porta, è normale che ci voglia tempo per fare aggiustamenti. È difficile trovare continuità, stiamo lavorando tanto, prima e dopo il passaggio a vuoto con Cremona ci sono state due vittorie, con Pesaro e Varese».

Segnali positivi?

«Credo che le due vittorie siano indicazioni che siamo sulla strada giusta».

Nelle ultime settimane è meno brillante. Che succede?

«Non è un segreto che io stia facendo molta più fatica a segnare, fatico soprattutto con il tiro da fuori».

È preoccupato?

«Un giocatore serio può sempre trovare il modo per rendersi utile, anche quando il tiro non entra e in attacco soffre».

A cosa pensa?

«Posso mettere in ritmo i miei compagni, servire qualche assist in più, aumentare l’aggressività difensiva, portare a casa qualche recupero in più, fare tutto ciò che è indipendentemente dalla mia percentuale di tiro».

E il tiro?

«In un mondo perfetto anche a me piacerebbe tornare a far canestro con continuità, finché riesco a trovare modi per dare una mano e la squadra vince, sono felice».

Come si trova con Caja?

«Ho un buon rapporto con lui, parliamo tutti i giorni. Ha grandi pretese ed è giusto che sia così, ora siamo compatti. Tutti vogliono ottenere la salvezza, vogliono le vittorie che servono per portarla a casa e per chiudere bene stagione».

La gara con Cantù potrebbe essere decisiva. Sentite la pressione?

«La pressione deve arrivare dalla nostra motivazione, dalla voglia di dimostrare a noi stessi e al club che siamo in grado di raggiungere il nostro obiettivo».

Lei è una delle poche costanti in una stagioni di continui saliscendi.

«È stata la stagione più strana che abbia mai vissuto, senza pubblico, vivendo in una città straniera che non ho potuto vivere quanto mi sarebbe piaciuto per via del lockdown, chiusi in casa con due bimbi piccoli».

Una strada impegnativa?

«Possiamo andare oltre allo sport. La vita ci mette sempre di fronte degli ostacoli, non possiamo pretendere che non sia così, quando li superi ne esci migliore, come persona e come giocatore».

Il rimpianto più grande?

«Il pubblico. Io vivo in centro, anche solo facendo due passi incontro tifosi e mi dispiace non aver potuto vivere e godere il pubblico di Reggio. Ora è una motivazione forte, voglio riuscire a dare soddisfazione ai nostri fan conquistando la salvezza». —

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