Stadi aperti? Meglio chiudere certe botteghe
il commento
massimo sesena
Noi non crediamo alla malafede degli arbitri. Noi non crediamo che ci sia un disegno per ricacciare la Reggiana in serie C dopo appena un anno. E nemmeno un anno qualunque, se ci pensate: non abbiamo potuto esultare al gol di Kargbo perché lo stadio era chiuso e vuoto. Del resto, abbiamo fatto e facciamo i conti con una pandemia. Noi non crediamo che nella stessa serie B ci siano squadre che contano di più e squadre che non valgono niente. Nessun complotto, non c’è materia per i dietrologi. Semmai... per gli urologi.
Si perché ci siamo veramente rotti del fariseismo del mondo del calcio, delle parole gonfie di retorica attorno allo sport pulito che deve ripartire a tutti i costi e poi però ripartono solo i finti professionisti e restano fermi i bambini. E ci siamo rotti dei rigoristi a giorni alterni, quelli che quando c’era una squadra intera a letto con il Covid si sono girati dall’altra parte appellandosi alle novelle tavole della legge del protocollo anti-Covid. «C’è un protocollo... Spiace per la Reggiana, ma la legge...». Lasciando intendere che uno strappo (alla regola) sarebbe stato insanabile. E noi c’abbiamo anche creduto. Per poco ma ci abbiamo creduto. Quando il Napoli fu fermato dall’Asl (fa già ridere così vero) e alla Juventus venne data partita vinta. Poi però l’appello del Napoli portò a decidere per disputa della partita, dopo mesi di polemiche e veleni. Altro spettacolo da mostrare ai bambini che si avvicinano al calcio. Ora che lo strappo c’è, grande come una casa e non per la Reggiana, almeno abbiamo la soddisfazione di vedere in fila, uno dopo l’altro, i sepolcri imbiancati di questo calcio italiano che assomiglia sempre più a una brutta bottega. Che andrebbe chiusa, con un paio di pinze e una buona saldatrice (cit.). —
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