Gazzetta di Reggio

Sport

il commento 

Stadi aperti? Meglio chiudere certe botteghe

massimo sesena

2 MINUTI DI LETTURA





il commento

massimo sesena

Noi non crediamo alla malafede degli arbitri. Noi non crediamo che ci sia un disegno per ricacciare la Reggiana in serie C dopo appena un anno. E nemmeno un anno qualunque, se ci pensate: non abbiamo potuto esultare al gol di Kargbo perché lo stadio era chiuso e vuoto. Del resto, abbiamo fatto e facciamo i conti con una pandemia. Noi non crediamo che nella stessa serie B ci siano squadre che contano di più e squadre che non valgono niente. Nessun complotto, non c’è materia per i dietrologi. Semmai... per gli urologi.

Si perché ci siamo veramente rotti del fariseismo del mondo del calcio, delle parole gonfie di retorica attorno allo sport pulito che deve ripartire a tutti i costi e poi però ripartono solo i finti professionisti e restano fermi i bambini. E ci siamo rotti dei rigoristi a giorni alterni, quelli che quando c’era una squadra intera a letto con il Covid si sono girati dall’altra parte appellandosi alle novelle tavole della legge del protocollo anti-Covid. «C’è un protocollo... Spiace per la Reggiana, ma la legge...». Lasciando intendere che uno strappo (alla regola) sarebbe stato insanabile. E noi c’abbiamo anche creduto. Per poco ma ci abbiamo creduto. Quando il Napoli fu fermato dall’Asl (fa già ridere così vero) e alla Juventus venne data partita vinta. Poi però l’appello del Napoli portò a decidere per disputa della partita, dopo mesi di polemiche e veleni. Altro spettacolo da mostrare ai bambini che si avvicinano al calcio. Ora che lo strappo c’è, grande come una casa e non per la Reggiana, almeno abbiamo la soddisfazione di vedere in fila, uno dopo l’altro, i sepolcri imbiancati di questo calcio italiano che assomiglia sempre più a una brutta bottega. Che andrebbe chiusa, con un paio di pinze e una buona saldatrice (cit.). —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google