La campionessa reggiana Ana Maria Vitelaru: «Il mio podio lo dedico ad Alex Zanardi»
L'atleta di 38 anni, dopo aver conquistato il tricolore, punta le paralimpiadi di Tokyo
REGGIO EMILIA. «Quando sono salita sul podio ho dedicato la vittoria ad Alex Zanardi: lui era lì con me e ha continuato ad incitarmi fino alla fine». Ana Maria Vitelaru ha 38 anni e vive e lavora nel reggiano. È un’atleta di handbike, categoria WH5, sport al quale è arrivata dopo aver praticato il basket in carrozzina. L’11 aprile la reggiana d’adozione si è laureata campionessa italiana nelle gare in linea (il suo terzo titolo tricolore).
Ana Maria gareggia con la società Asd Anmil sport Italia, il cui presidente Pierino Dainese è anche il direttore sportivo del progetto Obiettivo 3 di Alex Zanardi. «Un giorno Pierino mi disse che mi avrebbe portato dal miglior meccanico italiano per settare la mia handbike. Ho scoperto che quel meccanico era Alex, che ha passato giorni a lavorare alla bicicletta per adeguarla a me».
Quando il 19 giugno scorso è giunta la notizia dell’incidente di Zanardi, per l’atleta reggiana, come per i tanti italiani per i quali Alex è una fonte di ispirazione, è stato uno choc. «Volevo smettere, non riuscivo nemmeno a toccare la mia handbike, che mi lega così tanto a lui. In un attimo mi sono ritrovata nel vuoto». Poi invece, fedele all’insegnamento di Zanardi, ha continuato a lottare con una motivazione in più: dedicargli il podio.
«Ho iniziato a praticare questo sport nel novembre del 2017 e già all’inizio del 2018 ho debuttato nelle gare nazionali e internazionali con numerosi successi e podi».
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Ora ci sono molti altri importanti appuntamenti nel mirino. «Spero di diventare campionessa italiana anche nella cronometro, che si disputerà a Prato il prossimo 11 luglio. Archiviati i campionati assoluti, mi sto allenando tutti i giorni, su distanze che variano dai 40 ai 70 km, in pianura ed in collina, in vista dell’impegni più importanti come la Coppa del Mondo ad Ostenda in Belgio dal 6 al 9 maggio e i campionati del mondo a Cascais in Portogallo da 9 al 13 giugno. Queste gare varranno per la qualificazione all’evento più importante in assoluto e cioè le paralimpiadi di Tokyo che si terranno dal 24 agosto al 5 settembre e se tutto va bene, farò parte della comitiva azzurra dove ci aspetta un circuito impegnativo per le gare su strada, in linea a cronometro e la staffetta a squadre, con le salite e discese del monte Fuji».
L’atleta reggiana racconta le difficoltà dell’attività sportiva in tempi di pandemia e i mesi precedenti al suo ultimo trionfo.
«A fare la differenza questa volta è stato il lunghissimo periodo di assenza dalle competizioni, il pane per un atleta che aspira a raggiungere traguardi importanti. Un anno importante come il 2020 cancellato dalla pandemia e un 2021 che sembra il proseguimento dell’anno precedente. Parole come impegno, sudore e concentrazione ripetute come un mantra da chi ti segue e che devi fare tue per essere pronta ad affrontare una stagione senza certezze. Se non bastasse, arriva un calendario che come prima gara ti presenta un campionato italiano assoluto l’11 aprile a Marina di Massa, un appuntamento importante con una calendarizzazione del tutto anomala. Ed ecco spiegata la difficoltà nel descrivere quell’emozione che ho provato nel vincere la maglia di campionessa italiana, un tricolore diverso dai due precedenti, un tricolore che mi ripaga e mi lancia verso le sfide più importanti, in un anno sportivo che ostenta normalità, ma che può riservarci ancora brutte sorprese». —
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