Sally Noddings «Dagli States per il modello Reggio»
REGGIO EMILIA. Lo sport come mezzo per l'inclusione e la coesione sociale è sempre stato un punto fermo nell’attività dell'Equipe Emilia Judo. Da sempre la società guidata dal maestro Andrea Aldini è un punto di riferimento per tanti ragazzi stranieri che si avvicinano alle arti marziali. Tra coloro che hanno toccato con mano l’attività della società di judo reggiana c’è una storica dell’arte nata negli Stati Uniti ma poi trasferitasi in Italia. Si tratta di Sally Noddings, classe 1948, figlia del chimico Charles Noddings, famoso per i suoi studi sulla fascia dell'ozono. «Anche io sono staniera. Sono emigrata dagli Stati Uniti di America dal 1974. Sono laureata in storia dell'arte e ho fatto la missionaria in Italia aiutando i vostri anziani come volontaria per 25 anni.Innamorata delle bellezze italiane ho deciso di trasferirmi definitivamente in Italia». E oltre alle bellezze, la Noddings ha fatto i conti con le caratteristiche negative del nosttro Paese « Per lavorare e vivere qui non posso raccontare tutti i documenti che ho dovuto presentare. E meno male che Italia e Usa sono paesi alleati».
Una delle passioni di Sally è sempre stata il judo: «All'università in Michingan ho praticato lo sport del judo sotto la guida di John Osako, vero pioniere del judo negli Usa. Decisa a ricominciare a praticare questo sport in Italia - ha raccontato la professoressa statunitense - ho cercato informazioni sulle varie palestre a Reggio Emilia e sono rimasta affascinata dal mondo dell'Equipe Emilia Judo e della sua capacità di integrazione e inclusione. Per anni ho frequentato la palestra dell’Equipe Emilia Judo e ho fatto assistenza volontaria ai bambini stranieri. Sono proprio queste esperienze di accoglienza che aiutano l’intercultura».
La diffidenza, la paura del diverso. Anche a Reggio - spiega la Noddings - ho avuto questa sensazione: «Quando sono arrivata - ha raccontato - ero trattata molto bene ma quando c'è stato il boom migratorio mi sono trovata ad affrontare alcune situazioni in cui persone che non mi conoscevano, sentendo un accento straniero, avevano paura e rifiuto. Per superare questi ostacoli lo sport è fondamentale perché «Se come dite voi tutto il mondo è paese, allora vuol dire che siamo tutti fratelli». —
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