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Reggiana invitata al “funerale” del Pescara ma in campo oggi servono giocatori spietati

Massimo Sesena
Reggiana invitata al “funerale” del Pescara ma in campo oggi servono giocatori spietati

Kargbo e Siligardi al posto di Zamparo e Lunetta, mentre Gyamfi dovrebbe giocare al posto dello squalificato Yao

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REGGIO EMILIA. Se quella che va in scena oggi all’Adriatico di Pescara - calcio d’inizio alle 14, diretta tv su Dazn - fosse l’ultima partita di questo campionato sarebbe la partita più triste della storia. Il Pescara penultimo con un piede e mezzo in serie C che ospita i granata terz’ultimi nella stessa classifica.

Invero, il caso vuole che - a differenza degli abruzzesi di mister Grassadonia - la Reggiana sia ancora in gioco, anche se per guadagnarsi il diritto di restare un altro anno in questa serie B, Rozzio e C. hanno davanti un 8mila da scalare a mani nude. Esageriamo? Forse. Ma sbaglieremmo se pensassimo che tutto il destino della Reggiana sia... nelle mani della Reggiana. Sia ben chiaro: non stiamo cedendo alla tentazione - che spadroneggia tra i tifosi - di vedere complotti ai nostri danni. Certo, lo ammettiamo: ieri quando abbiamo saputo chi avrebbe diretto la partita all’Adriatico, il sopracc iglio ci si è alzato. Riccardo Ros non è e non sarà mai Agnolin o Palotai, è semplicemente un arbitro di Pordenone, ossia viene da una città che esprime una squadra - quella che, rispettando la tradizione dei nostri primi maggi abbiamo battuto grazie a un gol di Ajeti. Eppoi è l’arbitro che - in barba al cognome - il cartellino rosso lo estrae di rado: non lo ha fatto quando Zampano del Frosinone ha pensato per un attimo di essere Zaytzev, schiacciando un pallone a metà campo. E poi ha confuso i colori, lasciando in tasca il rosso ed estraendo soltanto il giallo per punire un fallaccio ai danni di Fausto Rossi.

Come detto, non siamo tra coloro che credono ai complotti. Ma non crediamo neanche alle partite in cui il risultato è già scritto.

Strapazzato dal Cosenza nel turno scorso, il Pescara viene dato per morto da tutti. Ma è buona cosa non fidarsi. Del Pescara e di noi stessi. Se rivediamo la vittoria con il Podernone restano ferme due immagini, la festa dei giocatori attorno ad Ajeti, l’autore del gol, e - al triplice fischio di Maresca - la fuga negli spogliatoi di Max Alvini. Non l’aveva mai fatto: dopo le vittorie si era sempre diretto in campo, aveva radunato i suoi in cerchio e aveva tirato le somme, come fa il “capitano” di Walt Whitman.

Invero, su questa fuga è stato lo stesso Alvini a tornare. Lo ha fatto mettendo quel frame video su Facebook, sulle note di “Ti amo” di Tozzi, laddove si dice “primo maggio, sù coraggio, ti amo...”.

Certo, il coraggio è un ingrediente che servirà oggi, e venerdì. E poi lunedì, sperando di arrivare vivi e non come danno oggi il Pescara. Sulla formazione - stante il silenzio stampa - si va per tentativi: giocherà Gyamfi al posto di Yao, probabilmente Siligardi al posto di Lunetta e Kargbo al posto di Zamparo. E nel frattempo, orecchi e occhi anche a Pordenone (dove arriva la Salernitana) e a Reggio Calabria dove si spera rallenti la propria corsa l’Ascoli. —

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