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Jacopo Della Porta
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Jacopo Della Porta

PESCARA. Il treno dei playout si allontana sempre di più. Raggiungerlo è ormai impensabile, a meno che deragli per una qualche fatalità.

Manca la matematica a decretare la dolorosa retrocessione, ma a questo punto i calcoli appaiono un dettaglio.

La Reggiana cade a Pescara, mostrando i limiti che l’hanno accompagnata nel corso di tutta la stagione, primo fra tutti l’incapacità di lottare.

La sconfitta all’Adriatico è un riassunto di questi mesi di agonia, come ha ammesso il presidente Carmelo Salerno. Il solito gol preso a freddo, con un ampio concorso di colpa della difesa, errori marchiani sotto porta, un rigore su Zamparo non dato...

Eppure, con il ko del Cosenza a Empoli, e il pareggio dell’Ascoli a Reggio Calabria, i granata potevano tornare in zona playout. Ma serviva tutta un’altra partita. I marchigiani invece marciano verso la salvezza diretta e ora sono a pari punti di un Pordenone che invece è sempre più a rischio.

Prendersela con la squadra, dire che non ha dato quello che poteva dare, rischia di essere una scusa, un modo per pungolare i calciatori, nella speranza disperata che tirino fuori chissà che cosa dentro di loro. La formazione, invece, ha dei limiti oggettivi. Non lotta, ma non perché non ha carattere. Ma perché non riesce a dare di più.

In attacco l’unico giocatore in grado di creare qualcosa è Augustus Kargbo. C’è rammarico per averlo ritrovato soltanto nel finale di stagione, anche se l’attaccante della Sierra Leone si conferma croce e delizia (e non ha giustificato l’ingente sforzo economico fatto per tenerlo in prestito dal Crotone). L’errore al 20’ del primo tempo, quando Kirwan lo ha servito davanti all’area piccola, è di quelli da scuola calcio. Corpo indietro, palla mandata alle stelle. Poi, come sempre è accaduto all’attaccante del Crotone in stagione, non ha smesso di rendersi pericoloso. Al 64’ ha colpito il palo alla destra di Fiorillo, mentre al 74’ non è riuscito ad angolare, dopo che Zamparo lo aveva smarcato benissimo davanti al portiere abruzzese.

La gara è stata compromessa in avvio (triste costante). All’8’ Rozzio invece di rilanciare ha servito un giocatore avversario, Vokic, la palla è arrivata a Capone che ha avuto tutto il tempo di mirare e trovare l’angolino alla destra di Venturi. Gyamfi e Varone lo hanno marcato nel rispetto delle norme anti Covid, agevolando il compito a un attaccante che fino a ieri non aveva ancora segnato.

La reazione c’è stata e Laribi, uno dei pochi in grado di saltare l’uomo, ci ha provato, trovando una bella risposta del portiere del Pescara. L’assedio però non ha portato a nulla.

Nella ripresa Massimiliano Alvini ha rimescolato le carte, nella speranza di trovare l’alchimia giusta. Ha spostato Kargbo largo a sinistra, con Zamparo unica punta e Cambiaghi a destra. Si è vista maggiore vivacità in avanti, anche se il gol è rimasta un’aspirazione utopistica.

La Reggiana può recriminare per l’ennesima svista arbitrale. Al 76’ Guth ha atterrato Zamparo in area, ma l’arbitro non ha fischiato un fallo che il replay ha mostrato essere solare (e del resto il Var sarà introdotto soltanto ai playout…). Nel finale Alvini ha schierato quattro attaccanti, gettando dentro anche Ardemagni, ma di fatto le occasioni non sono arrivate. Il Pescara invece ha avuto per due volte il match point, con Valdifiori allo scadere (parata di Venturi) e Ceter (intervento provvidenziale di Ajeti).

Non è finita, ma manca davvero poco. —

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