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Mattia lo “Spartano” sogna una notte magica: «Voglio il titolo italiano»

Nicolò Valli
Mattia De Bianchi, con il suo maestro Michael Galli; domani lo Spartano si batterà per il titolo italiano dei Supergallo
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Mattia De Bianchi, con il suo maestro Michael Galli; domani lo Spartano si batterà per il titolo italiano dei Supergallo

Reggio Emilia, sabato 15 maggio alle 22 sfiderà Sonnino, campione in carica dei Supergallo. A Brescia dieci round per la gloria

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REGGIO EMILIA. "Peccato che non ci potrà essere il pubblico, avrei avuto 300 spartani a sostenermi". La citazione a metà tra storia e filmografia utilizzata da Mattia De Bianchi calza a pennello: la sera di sabato 15 maggio, a Brescia, lo “Spartano” si giocherà infatti il titolo italiano di pugilato categoria Supergallo.
L’avversario sul ring risponde al nome di Jonathan Sonnino, il livornese campione in carica. Alla vigilia dell’evento cresce l’attesa per il protagonista e per la sua società, la Seconds Out. Un’eventuale vittoria proietterebbe infatti il giovane reggiano (classe 1997) nella storia di questa disciplina; ipotesi possibile, a giudicare dalle parole del diretto interessato: «Sarà la prima volta che affronto Sonnino – spiega De Bianchi – ho visto qualche video e sono consapevole che non devo sottovalutarlo, ma sono allo stesso tempo convinto delle mie potenzialità. La prima sfida per arrivare a domani sarà però quella del peso: nei Supergallo non devi superare i 55 chili, e oggi avremo la misurazione. È per questo motivo che mi sto facendo seguire da un esperto nutrizionista: Alessio Colli ha infatti diverse esperienze in ambito sportivo, dall’Atalanta alle Nazionali Giovanili. Mangiando normalmente e allenandomi avrei dodici chili in più, invece devo seguire una dieta ferrea. Dopo la pesata di venerdì non avrò più alcun vincolo, e posso reintegrarmi: in sole 24 ore sono capace di mettere 8 kg, liquidi compresi».

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Al Centro Sportivo Rigamonti l’incontro inizierà alle 22 e sarà trasmesso in diretta su Rai Sport, con una durata di 10 round da tre minuti l’uno. Se De Bianchi riuscisse nell’impresa, sarebbe per lui il primo titolo tricolore da professionista; uno status che è però completamente diverso rispetto agli altri sport, ed esclude anche la partecipazione alle Olimpiadi: «Essere professionista è sicuramente una soddisfazione – continua – ma per certi versi è meglio rimanere dilettanti. La differenza? I dilettanti competono con una maglietta legata a corpi dello Stato come polizia o vigili del fuoco, mentre i professionisti si allenano da soli e gareggiano senza maglietta; lo stile di combattimento nei pro è poi molto più rude, e anche i giudici fanno correre molto di più. Le federazioni non stimolano la partecipazione alle Olimpiadi, ad appannaggio dei dilettanti. Purtroppo in Italia sembra esista solo il calcio e non si operano grandi cambiamenti nelle altre discipline».

Mattia lavora nella palestra del suo allenatore, Michael Galli, alternando pratica individuale e insegnamenti alle nuove leve; di sola boxe praticata, racconta con un pizzico di amarezza, possono vivere Clemente Russo e pochi altri pseudo-dilettanti. «Prima lavoravo in pizzeria, poi Galli mi ha dato la possibilità di aiutarlo; è molto dura perché cimentandomi con gli ingredienti almeno staccavo la mente, mentre adesso ho giornate interamente dedicate alla boxe. Allenare, però, aiuta la mente. È come se facessi pugilato per dieci ore al giorno, ma è proprio grazie a questo aspetto che mi sento migliorato; rispetto Sonnino che lavora al porto di Livorno, ma a prescindere dalla professione sabato deve esserci un solo risultato...».

Lo “Spartano” si sente carico, al punto da sopportare un’allergia che lo mette a dura prova e gli provoca l’asma.
«Fortunatamente questa settimana il tempo è peggiorato e di conseguenza i pollini sono volati via», sorride l’atleta. Impossibile comunque, durante la chiacchierata con il pugile, non soffermarsi sul soprannome che ormai lo caratterizza e l’ha reso celebre: «Ho un tatuaggio sul costato che raffigura un gladiatore spartano, e prima di un incontro lo speaker mi presentò con quella definizione. Da allora è partito tutto».

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