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Reggiana, le insidie nel riconfermare tecnico e squadra

Jacopo Della Porta
Reggiana, le insidie nel riconfermare tecnico e squadra

Serve un rinnovamento: affidarsi in blocco al gruppo che è retrocesso sarebbe il primo grande errore della prossima stagione

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REGGIO EMILIA. Nella prossima stagione la Reggiana avrà un vantaggio rispetto a quella appena trascorsa: non dovrà fare tutto di corsa. C’è sicuramente tempo per una migliore programmazione.

Le insidie però non mancano. La prima che si profila all’orizzonte è quella di adagiarsi su un facile ottimismo che deriva dal fatto che c’è già una buona intelaiatura sulla quale lavorare.

Una tesi che tra l’altro si vede già ampiamente circolare tra gli appassionati.

La tentazione di pensare che la Reggiana abbia già un organico competitivo per la serie C potrebbe indurre a qualche passo falso.

Nei prossimi giorni si inizieranno a definire le questioni tecniche. Data per scontata la conferma del direttore tecnico Doriano Tosi, il primo nodo da sciogliere è quello dell’allenatore.

E qui c’è subito una riflessione da fare. Qual è il rapporto tra il tecnico e la squadra? Dopo mesi di allenamenti a porte chiuse, non abbiamo altri elementi se non le dichiarazioni, al quanto di prammatica, dei diretti interessati, sulle quali però non si può mettere la mano sul fuoco. In poche parole, non sappiamo come stiano effettivamente le cose.

Il secondo aspetto fondamentale riguarda le motivazioni degli atleti retrocessi. Come affronteranno la serie C? Parliamo di un campionato difficile, che tra l’altro lo zoccolo duro non ha vinto nella stagione della promozione (che è passata, come noto, dai playoff). Se qualcuno pensasse, dopo aver militato in serie B, di poter affrontare il prossimo campionato a occhi chiusi, potrebbe commettere un errore madornale.

Infine, una valutazione sull’esigenza di un forte rinnovamento. Una squadra che retrocede accumula per forza di cose una buona dose di tossine.

I giocatori hanno perso fiducia e nelle difficoltà alcuni hanno evidenziato limiti caratteriali che nell’anno precedente erano stati mascherati dal fatto che era andato tutto bene.

Pensare di affidarsi, sentimentalisticamente, a questa rosa, in blocco, non sarebbe saggio.

Negli ultimi mesi di serie B la squadra è parsa su un piano inclinato e la retrocessione è sembrata essere l’esemplificazione di una legge di natura: quella secondo cui un corpo, in assenza di forze esterne, persevera nel suo stato di quiete o di moto rettilineo. E questa forza nessuno, dentro e fuori la squadra, è stato in grado di imprimerla. Una lezione che siamo sicuri sarà meditata fino in fondo da chi ha il peso delle responsabilità. —

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