Mister Beppe Scienza «Se la Reggiana mi chiamasse ci penserei eccome»
«Reggio Emilia è una piazza gradita a tutti, figurarsi a me La squadra ha evidenziato una certa fragilità mentale»
Jacopo Della Porta
REGGIO EMILIA. Beppe Scienza se ne esce con una battuta. Quando gli si fa notare che il suo nome è tra i primi in lista per la panchina granata,per l’eventuale sostituzione di Alvini, lui replica che «allora vuol dire che mi si vuole bruciare, di solito avviene in questo modo». Non per lui a Reggio. Se circola il suo nome è anche e soprattutto perché per la tifoseria sarebbe il top. Se non altro per essere stato uno dei cardini della Reggiana di Pippo Marchioro, con la storica promozione in A e la salvezza. Poi, però, Scienza, si fa serio. «Ho un altro anno di contratto con il Monopoli, nessuno mi ha contattato. La Reggiana ha un suo allenatore e non mi va di parlare di certe cose, mai mancherei di rispetto ad un collega».
Il fatto che a Reggio siano orientati per la riconferma di Alvini, sta a testimoniare che si sono resi conto di avergli consegnato una Hass e chiesto di sfidare Mercedes, Red Bull e Ferrari?
«Niente affatto, non la vedrei come ammissione di colpa, quanto piuttosto come un gesto di umiltà e grande serietà da parte della società. Un modo per dire: “Abbiamo commesso errori, ma abbiamo un progetto, ci crediamo, andiamo avanti con quello è da lodare”. A me l’idea di una conferma di Alvini stuzzica, piace. In un mondo che cerca capri espiatori vorrebbe dire che si cerca di proseguire una strada che ha dato anche grandi gioie. Vuol dire che c’è stima reciproca al di là come siano andate le cose ultimamente».
Se l’aspettava la retrocessione della Reggiana?
«Da ex granata, da uno che a Reggio è stato benissimo, ha vinto, conosce il calore del pubblico, la retrocessione ha fatto male. Ma poteva rientrare nel novero delle possibilità».
C’è una spiegazione o semplicemente era meno forte delle altre?
«Premesso che tra C e B la differenza c’è, è evidente, ma ero convinto potesse farcela. Era una squadra ben allenata, con una sua fisionomia, non conosco le dinamiche interne, ma ad un certo punto si è smarrita».
Da allenatore come si spiega che abbia subito moltissimo nella prima parte di gara e nei minuti finali? Questione mentale?
«Lì un allenatore ci può fare poco, sono momenti determinanti, ci sono squadre che partono subito con il fuoco dentro, evidentemente per la Reggiana ad un certo punto l’hanno fatta da padrone caratteristiche mentali dei singoli. Poi a volte gioca un brutto scherzo anche la tensione, l’obbligo di fare risultato, ma è evidente che la Reggiana abbia palesato una certa fragilità mentale».
In estate la Reggiana ha cercato Donnarumma, che poi il Monopoli ha ceduto al Cittadella, si è parlato di contropartite tecniche offerte dal direttore sportivo Tosi e rifiutate. È stato lei a decidere?
«Guardi, a me risulta che la Reggiana avesse offerto in cambio Marchi e Scappini: a noi andavano benissimo ma loro non hanno neppure accettato di discutere, hanno subito opposto un rifiuto. Poi per me è stata una valutazione economica. Donnarumma in C era un big e lo ha dimostrato al Cittadella. Per averlo dovevi o mettere sul piatto della bilancia giocatori di pari valore o soldi. Sinceramente non mi risulta che la Reggiana, dopo il rifiuto dei due attaccanti, abbia proposto altre contropartite tecniche. Se lo ha fatto è stata la società a non reputarli all’altezza, senza neppure passare da me».
La vedremo mai sulla panchina della Reggiana?
«In serie C ho fatto le mie esperienze e qualcosa penso di aver imparato. Reggio Emilia e la Reggiana sono piazze gradite per tutti, figurarsi per me. Ma al momento, ripeto, sono legato al Monopoli ed i granata hanno il loro allenatore. sSe poi un domani qualcuno mi dovesse cercare, io ci penserei. Ma sono discorsi che al momento non hanno senso». —
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