Il grande calcio e i suoi tifosi si incontrano al “Giglio”
Lo stadio della città fu l’ultimo in cui si giocò con il pubblico e ieri sera ha riaperto per primo per la finale di Coppa Italia
Nicolò Valli
REGGIO EMILIA. “La grande coppa è quella ancora da vincere, ma tornando qua abbiamo segnato il gol del vantaggio nella lotta contro il Covid”.
Lo striscione esposto da due tifosi fuori dal “Città del Tricolore” riassume nel modo migliore la serata che ha visto Reggio capitale del calcio italiano: la nostra città era stata l’ultima a fermarsi a marzo 2020 quando il Paese venne travolto dalla prima ondata (Sassuolo-Brescia fu l’ultima partita del massimo campionato prima che il lockdown fermasse un’intera nazione), un anno e mezzo dopo è la prima a riaprire i cancelli dell’impianto agli appassionati del calcio.
In mezzo, un periodo buio che speriamo tutti di non rivivere più, caratterizzato da spettacoli spettrali e da voci degli allenatori che rimbombano nel silenzio di quattro mura, peggio di una partita all’oratorio.
Questa volta, finalmente, è diverso, ed è la vittoria di tutti: fuori dal “Giglio” il movimento è costante già dal pomeriggio, tra tifosi che cercano parcheggio ed addetti ai lavori che testimoniano quello che a tutti gli effetti un evento nazionale, e non solo per il titolo che viene messo in palio. La “campanella” di questo che davvero assomiglia a un festoso primo giorno di scuola suona alle 18, quando vengono aperti i cancelli dello stadio.
L’organizzazione è imponente: punti triage a lato di ogni settore, steward in ogni angolo per essere da supporto e risolvere i dubbi dei presenti. Tanti i bambini accompagnati dai papà, numerosi anche gli ultras muniti di mascherina della squadra di appartenenza.
Dopo aver provato la febbre e certificato la propria negatività al Covid tramite l’applicazione Mitiga, i 4300 presenti cominciano a dirigersi verso i cancelli e si guardano intorno meravigliati, quasi non ricordassero più cosa volesse dire assistere ad un evento sportivo dal vivo. Qualcuno osserva incuriosito la statua della bandiera granata Severino Taddei, prima di raggiungere la Curva Sud dove sono attesi i bianconeri; dall’altra parte i bergamaschi, tranquilli nel ricevere indicazioni e sottoporsi alle necessarie operazioni burocratiche. Considerato l’orario, i ristoranti dei Petali accolgono i più affamati che decidono di ritornare alle vecchie abitudini, al classico “panino e birra” prima della partita. I pullman delle due formazioni arrivano puntuali come da protocollo: alle 19.30 quello della “Dea”, un quarto d’ora più tardi quella “Vecchia Signora”. Poco prima ecco i primi “vip”, gli ex giocatori della Nazionale che stanno frequentando il corso da allenatore a Coverciano: Matri, Pazzini, Montolivo, Pizarro, De Rossi, Del Piero e tanti altri; hanno vinto scudetti e Mondiale, ma anche loro non possono sfuggire alla marcatura delle rigide disposizioni anti-contagio, sottoponendosi alla prova della temperatura . C’è anche tempo per un omaggio al grande Franco Battiato: il “Cuccurucucu” suonato a tutto volume dagli altoparlanti unisce l’arte del calcio e quella della musica.
Alle 20.20 un boato attira l’attenzione dei ritardatari: le squadre stanno entrando in campo per il riscaldamento. Finalmente qualche coro, mentre altri personaggi salgono le scale della Tribuna Autorità: tra i meno attesi, l’ex presidente federale Carlo Tavecchio. Uno splendido tramonto fa da contorno ai minuti che separano dal calcio d’inizio: “Chi non salta bianconero è”, si sente dalla Nord, con tanto di risposta sul fronte opposto. Bentornato calcio, ci sei mancato. —
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