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fuori dai playoff 

L’amarezza di coach Manghi «Siamo ancora poco cinici»

R.S.
L’amarezza di coach Manghi «Siamo ancora poco cinici»

L’allenatore del Valorugby dopo l’eliminazione in semifinale ad opera del Petrarca «Questa squadra quando gioca con concentrazione non è seconda a nessuno»

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REGGIO EMILIA. Il giorno dopo fa ancora male. Coach Roberto Manghi non ha smaltito l’amarezza dell’uscita dai Play off Scudetto (il Valorugby ha vinto 24-23 sul campo del Petrarca sfiorando la clamorosa rimonta per accedere alla finalissima del 2 giugno).

A poco serve ripensare alla grande prova di cuore fornita sul campo dai suoi ragazzi, resta la sensazione di un’opportunità persa .

«Il giorno dopo - commenta Roberto Manghi - sono ancora arrabbiato. Abbiamo messo sotto il Petrarca sul loro campo, giocando con carattere e autorevolezza, ma ancora una volta non abbiamo sfruttato almeno due-tre occasioni che ci avrebbero comunque consentito di accedere alla finale. Penso ai calci sbagliati, ma anche alle mete sfumate negli ultimi centimetri. Purtroppo è stata una costante che ci ha accompagnato per tutta la stagione, ormai è andata. Inutile ripensarci, anche se non abbiamo colto una grande occasione».

Il rugby italiano oggi però plaude il suo Valorugby e il gioco messo in mostra anche in questi play off.

«Lo dico sempre: questa squadra quando gioca con testa e concentrazione non è seconda a nessuno. Purtroppo pecchiamo di cinismo. Non recrimino tanto sulla partita di sabato a Padova, ma su quella di andata al Mirabello. La qualificazione ce la siamo giocata a Reggio, poi ieri abbiamo messo in campo l’orgoglio e l’energia che i ragazzi non hanno mai lesinato quando si sono trovati con le spalle al muro, ma era troppo tardi. E comunque ci siamo andati vicini lo stesso».

Nel finale c’è stata anche qualche fischiata “dubbia...

«Dell’arbitro non intendo più parlare. Ormai la partita è finita».

Rimpianti per non aver schierato dal primo minuto giocatori come Fusco e Vaega che una volta subentrati hanno portato energia e ritmo alla squadra?

«Fusco è un mediano molto forte su cui punto con decisione, e non da ieri. Avevo pensato di schierarlo titolare poi l’indisposizione di Rodriguez all’ultimo minuto mi ha fatto rivedere un po’ i piani. L’idea comunque era di tenerci alcune carte tattiche per il secondo tempo. Lui è stato bravissimo ad entrare con la testa giusta mettendoci energia e talento. Riguardo a Cardiff (Vaega, ndr) sapevo che era un po’ arrabbiato per non essere partito titolare e ha giocato trenta minuti tra i migliori della sua stagione».

Rispetto a due anni fa c’è stato comunque uno “step” di crescita e anche ai play off vi siete dimostrati molto più competitivi.

«Se devo avere un rimpianto, è quello relativo allo stop del campionato scorso quando la pandemia ci fermò sul più bello. Resto dell’idea che già l’anno scorso avremmo potuto fare questo step e arrivare quindi pronti ora per puntare a vincere».

Ha già parlato col presidente Enrico Grassi?

«Certo. Ci siamo sentiti dopo la partita. Il presidente è il nostro primo tifoso, e noi ci tenevamo a dargli la soddisfazione della finale. È amareggiato anche lui, ma ormai è inutile parlare del passato. In settimana ci troveremo con lui e Jacques Brunel per iniziare a pianificare la prossima stagione». —

R.S.

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