Gigliotti e la svolta «Stefano se vuoi vincere fai la maratona»
REGGIO EMILIA. «Prendo sempre in giro Stefano e gli dico che non diventerà mai bravo come me». La tocca pianissimo il tecnico Luciano "Lucio" Gigliotti, uno che nel proprio palmares vanta due medaglie olimpiche nella maratona: Seul 88 con Gelindo Bordin e Atene 2004 con Stefano Baldini.
«Stefano è Stefano - si fa serio Gigliotti - un atleta straordinario. Arrivò da me a Tirrenia nel ’’92 accompagnato da Emilio Benati che per motivi di lavoro non poteva seguirlo in modo costante. Ma aveva visto in quel giovane ragazzo delle qualità che secondo lui andavano coltivate. E ci aveva visto giusto».
Lei capì subito di avere tra le mani un potenziale campione?
«Era un ragazzo con delle qualità come tutti i ragazzi che si allenavano con lui in quel periodo, che però spesso gli arrivavano davanti».
Quando è arrivata la svolta decisiva?
«Stefano arrivava dalla pista e gli piacevano le distanze più brevi. Alle Olimpiadi di Atlanta del 96 corse i 5000 e i 10000 ma senza grossi risultati. Dissi chiaramente a Stefano che si poteva migliorare anche di parecchi secondi ma non sarebbe andato da nessuna parte. Bisognava allungare al distanza».
E come la prese?
«Non benissimo. Era un po' reticente ma alla fine si è innamorato della lunga distanza. Perché per correre la maratona te ne devi innamorare. Da lì è iniziato un nuovo percorso».
Con effetto quasi immediato...
«Sì. L'anno dopo ha vinto ha vinto i campionati del mondo a Palma de Majorca sulla mezza maratona. Poi ha vinto gli Europei a Budapest nel 98. Poi due volte è arrivato terzo ai mondiali, poi un altro Europeo".
E arriviamo ad Atene 2004. Ci sono in gara tutti i migliori africani e Stefano non è dato tra i favoriti.
«Le racconto questo aneddoto. Il suo manager De Madonna mi avvicina prima della gara e mi chiede se sono disposto a firmare per un bronzo. Gli rispondo di no e lui ribatte dicendomi che ero bevuto il cervello».
Oltre a lei che credeva a questa impresa?
«Ci credeva molto lui. Ma ci credevamo molto anche noi: la condizione fisica era fantastica, le varie tappe che portavano alla gare avevano dato ottime indicazioni».
Nel corso della gara quando ha capito che ce l'avrebbe fatta?
"Ad un certo punto ha chiesto un "cambio" al keniano Paul Tergat che era il grande favorito. Quando Paul è andato in testa Stefano si è reso conto che invece che accelerare stava rallentando, allora è partito e sappiamo tutti com'è andata a finire».
Cosa augura a Stefano per questi 50 anni?
«Intanto si è confermato un campione anche dopo aver chiuso la carriera. Per farlo arrabbiare a volte gli dico che per diventare come me deve mangiare ancora tanti crostini. Ma sappiamo entrambi che sto scherzando. L’augurio che gli faccio è quello di poter tornare a lavorare in Federazione perché stava facendo un lavoro straordinario. E ancora oggi stiamo godendo del lavoro che lui ha fatto per l’atletica. Ma deve rientrare in Federazione perché è giusto che porti a termine il lavoro che aveva iniziato. E sarebbe una scelta giusta e azzeccata anche da parte della Federazione. Ma non ho molta fiducia. Ma questo non lo scriva..». —
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