Morto il Legionario, Dominissini ucciso dal Covid a 59 anni
REGGIO EMILIA. Loris Dominissini non ce l’ha fatta e si è spento all’ospedale di San Vito del Tagliamento, aveva 59 anni. Per tutti Loris Dominissini era il “Legionario” proprio per la sua tempra di combattente ma questa volta il Covid è stato più forte di lui. Loris Dominissini lascia la moglie Nerina e due figli.
Loris ha indossato la maglia della Reggiana per sette stagioni, dal 1986/87 al 1992/93 disputando 146 partite e segnando un gol, esoprattutto, in maglia granata ha conquistato la storica promozione in serie A. In carriera ha indossato anche la maglia di Triestina, Pordenone, Messina, Pistoiese, Sevigliano e Pro Gorizia.
Ma Loris è stato soprattutto un uomo simbolo della Reggiana di Pippo Marchioro. Alla Reggiana è tornato anche nelle vesti di allenatore nella stagione 2009/2010 conquistando la semifinale play off per la serie B, persa poi contro il Pescara.
E al di là dell’annata non particolarmente fortunata, quello dell’allenatore era davvero un vestito cucito su di lui come un abito di sartoria.
È stato anche allenatore dell’Udinese e del Como che – imitando il suo maestro Pippo Marchioro – ha portato dalla serie C alla serie A. In carriera ha allenato anche Ascoli, Spezia, Pro Patria, Visè e Lumignacco, prima di tornare ad allenare i giovani.
La notizia della sua malattia aveva mobilitato anche i tifosi granata che in più di una occasione gli avevano manifestato la propria vicinanza con striscioni e dediche sui social. «Abbiamo sperato fino all’ultimo in un miglioramento delle sue condizioni di salute – rimarca il suo ex compagno di squadra Dario Morello, che in questi mesi è rimasto in contatto con la moglie Nerina –. Loris era un combattente in campo e speravamo di rivederlo su un campo di calcio. Sono affranto e disperato perché Loris è un amico ed è stato uno straordinario compagno di squadra».
Beppe Scienza non ha quasi parole: «Raccontare chi era il Legionario mi pare superfluo perché è stato un compagno di tanti giocatori ma soprattutto un esempio di lealtà sportività e impegno. Non è un caso se è rimasto per sette anni alla Reggiana, perché per tutti era un punto di riferimento».
Michele Zanutta è affranto dal dolore: «È stato come ricevere una coltellata al cuore. Anche se sapevo che le sue condizioni erano gravi, non si è mai preparati a ricevere queste notizie. Loris è stato per tutti noi un esempio in campo e fuori dal rettangolo di gioco. Un giocatore straordinario, un amico, un grande professionista e un perfetto marito. Un dolore immenso che non so spiegare. Un grande dolore. Sono tanti i ricordi che mi legano a Loris e che porterò nel mio cuore. un compagno di mille battaglie».
Anche Beppe Accardi si sofferma sulle qualità del “Legionario”: «È stato un grande esempio di umanità oltre che un professionista impeccabile. —
W.M.
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