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Porteremo con noi il tuo sorriso di uomo vero

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Ho conosciuto il legionario.

L'ho apprezzato da quando, era il 1986, arrivò a Reggio per la squadra di Nello Santin, nelle vesti di terzino destro, poi utilizzato anche a sinistra e in mezzo al campo. Così fece anche negli altri due anni di terza serie, compreso quello trionfale della promozione in B dell'armata di Pippo. Quasi mai titolare, ma sempre indispensabile nelle sostituzioni e nello spogliatoio. Uomo vero a più dimensioni. E amico di Marchioro anche nel gioco a carte.

Pippo lo volle con sè anche negli anni di serie B.

E lui, Loris, lo seguì come un amico fedele, ma forse anche come apprendista, intuendo un futuro che poteva diventare analogo. E così fu. Loris Dominissini cominciò con la sua Udinese, squadra con la quale aveva debuttato in A, ma la sua gloria se la conquistò a Como, in quella squadra del presidente Preziosi che in tre anni portò dalla C alla A. Fu lo stesso Preziosi, passato al Genoa e nel 2009 chiamato a collaborare con la Reggiana (prestò alcune giovani promesse rossoblù), a raccomandare Dominissini ai dirigenti granata. Ma noi non avevamo mica bisogno che ce lo presentasse lui.

La Reggiana del 2009-2010 avrebbe meritato la promozione in B, solo sfiorata a causa di numerosi infortuni, da quello di Saverino a quelli di Rossi e Stefani.

Lo conobbi, il legionario, e ci frequentammo. Io ero assessore allo sport e la sua presenza spesso non si avvertiva.

Era uomo trasparente nel vero senso della parola, per indole, e nascondeva la sua timidezza nei silenzi solo scanditi da un sorriso aperto. Il Covid ce lo ha portato via a soli 59 anni. Ma quel sorriso sincero sarà difficile da dimenticare, per chi ha voluto bene alla Reggiana e all'autenticità dei suoi protagonisti. —

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