Espeche al Pontedera in cerca di riscatto: «Sarei rimasto, ho la Reggiana nel cuore»
Il centrocampista svela come è approdato in Toscana: «Un’offerta che mi consente di avvicinarmi a casa»
Luigi Cocconcelli
REGGIO EMILIA. A Reggio sarebbe rimasto volentieri. Se non altro perché lì si era costituito un buon gruppo, un’intesa con compagni e città che andava al di là delle cose di campo e di calcio.
E, soprattutto, per un senso di rivalsa,una retrocessione lascia sempre aperta una ferita che si vorrebbe subito rimarginare, per provare a riportare la Reggiana in B.
Marcos Espeche, il giorno dopo la firma con il Pontedera e mentre è impegnato nell’organizzazione finale del matrimonio, fissata per venerdì 25 giugno («so che da voi c’è il detto che di venere e marte non ci si sposa e non si parte, ma abbiamo scelto la data perché poi gli invitati hanno 2 giorni prima di tornare al lavoro»), non nasconde un pizzico di delusione. La Reggiana, dice, dopo la fine del campionato, non si è fatta sentire. E quando è emersa la proposta del Pontedera, per correttezza, lui ed il procuratore hanno informato il ds Tosi, chiesto le intenzioni della Reggiana. Manifestando la piena disponibilità a rimare, se fosse stato ritenuto ancora utile alla causa.
La risposta di Tosi qual è stata?
«Mi ha detto che aveva appena chiuso per l’allenatore, che stava iniziando a ragionare con lui della nuova squadra, mi ha chiesto un mese di tempo senza darmi certezze, aggiungendo che potevo, nel frattempo, considerarmi libero di accettare altre proposte».
E così è stato. Pontedera, oltretutto, gli consente di avvinarsi a casa, a Lucca.
L’interrogativo sorge spontaneo e malizioso, non è che abbia pagato il fatto di essere considerato un fedelissimo di Alvini?
«Può essere e non può essere, difficile da dire, ogni allenatore ha i suoi preferiti, giocatori ed uomini di cui si fida, ma non penso che chi arriva ne chieda la testa, anche perché il mister aveva un rapporto ottimo con tutti, sotto un certo punto di vista eravamo tutti fedelissimi di Alvini».
Un passo indietro. Cosa si porta con sè da Reggio?
«Ricordi bellissimi, indimenticabile la serata della finale playoff con il Bari, anche se ho giocato solo 5 minuti, l’esordio in B, punta massima della mia carriera».
Cosa è mancato per raggiungere la salvezza, forse davvero la concorrenza era più attrezzata?
«Non direi che era più forte, diciamo che i dettagli hanno fatto la differenza, probabilmente abbiamo pagato una generale inesperienza, qualche errore di troppo, perché più sali di categoria e meno ti puoi consentire sbagli, recuperare poi diventa difficile».
Pontedera e Reggiana saranno nello stesso girone….
«Se sarà così mi farà piacere tornare a Reggio anche da avversario per un giorno, lì ho amicizie, so che sono stimato ed apprezzato per il mio modo di pormi, che è quello poi di lavorare sodo durante la settimana per provare la domenica a vincere sempre con il massimo rispetto degli avversari, Reggio mi rimarrà nel cuore e non solo e non tanto perché quei 2 anni hanno rappresentato l’apice della mia carriera». —
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