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«Inginocchiarsi per solidarietà a chi è discriminato»

Adriano Arati
«Inginocchiarsi per solidarietà a chi è discriminato»

Il neo-capitano della Nazionale di basket Nicolò Melli «Nel 2021 il razzismo non dovrebbe più esistere»

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Adriano Arati

REGGIO EMILIA. «Inginocchiarsi contro il razzismo? È un tema fondamentale che una società civile non dovrebbe trovarsi affrontare nel 2021». Parla di argomenti di grande attualità Nicolò Melli, fresco di nomina a capitano della Nazionale di basket che dal 29 giugno giocherà a Belgrado il torneo Preolimpico. Ieri mattina il lungo reggiano è intervenuto in diretta a “Radio1 In Campo”, il programma dedicato allo sport e alla competizione del periodo, gli Europei di Calcio. Sulla prima emittente radiofonica pubblica nazionale, Melli ha ragionato di razzismo e dell’enorme mole di discussioni partite dalla scelta di alcuni atleti della Nazionale italiana di inginocchiarsi prima di Italia-Galles, come fatto peraltro da tutti i rivali britannici. L’Italia, come spesso accade in contesti similari, si è spaccata in polemiche più futili che inutili. Assistere in quella posa all’inno è un gesto ormai diventato popolare in tante competizioni, arriva dagli Usa, da quanto fatto per la prima volta nel 2016 dal quarterback dei San Francisco 49ers durante una gara della Nfl, la seguitissima lega di football americano, ed è diventato un simbolo del movimento “Black lives matter”. Il campionato in cui viene ripetuto più spesso è la Nba in cui Melli ha disputato le ultime due stagioni. Nell’agosto scorso, nella “bolla” in cui si è conclusa la stagione, anche il campione reggiano si è inginocchiato come i compagni dei New Orleans Pelicans. «Come ogni gesto, anche questo assume significati diversi per chi lo fa. Io sono bianco, europeo, provengo da una famiglia fortunatamente benestante, non ho mai subito discriminazioni. Per me, inginocchiarsi ha un valore diverso rispetto a un mio compagno di colore che viene da situazioni particolari e ha dovuto subite gesti di razzismo, parte mia», ha sottolineato. «Quando abbiamo deciso di inginocchiarci, nella bolla Nba, abbiamo deciso tutti di farlo. Per me era solidarietà verso chi subisce quotidiane discriminazioni, per molti mie compagni era richiamare l’attenzione su qualcosa che vivono tutti i giorni», ha spiegato. Nel prosieguo si è tornato al primo atleta di livello ad essersi inginocchiato, Kapernick. « Ha compiuto quel gesto in un contesto politico diverso e ne ha subito le conseguenze: è stato giudicato irrispettoso verso l’inno americano e verso l’esercito, quando il gesto non ha nulla contro l’inno e contro l’esercito, è un gesto su un tema fondamentale che una società civile 2021 non dovrebbe affrontare nel 2021». —

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