«Mercato fermo? Il Covid si fa sentire Tutti vogliono vendere Pochi comprano»
Danilo Caravello: «Quest’anno è tutto molto complicato Si muoverà qualcosa prima dei ritiri, poi ancora stallo»
Jacopo Della Porta
REGGIO EMILIA. Non si muove una foglia. Tante telefonate, tanti contatti, ma al momento di affari nel calciomercato non se ne vedono molti.
Certo, la finestra per tesserare i calciatori si apre ufficialmente dal primo luglio e si chiude il 31 agosto, ma questo non impedisce di raggiungere accordi tra le parti.
«Quest’anno è tutto oltremodo complicato. Il Covid ha lasciato strascichi molto pesanti». Il noto procuratore Danilo Caravello non ha molti dubbi in proposito. Sarà un’estate lunga e difficile e i tifosi dovranno avere pazienza, dalla serie A alla serie C.
Caravello, la situazione di stallo attuale è normale o siamo di fronte a qualcosa di inedito?
«Di base è sempre successo che a giugno le società si occupano dei riscatti, dei contro-riscatti, dei bilanci da mettere in ordine, del pagamento di stipendi e contributi. Il mercato è sempre entrato nel vivo a luglio».
Quest’anno però le trattative sembrano davvero in stallo.
«Tutti hanno bisogno di vendere, perché molte società devono mettere a posto i conti. Il problema è che non c’è nessuna che acquista. Si sono visti contratti con giocatori svincolati, come Donnarumma o Chalanoglu. La Ternana, neopromossa in B, per ora ha preso solo lo svincolato Luca Ghiringhelli dal Cittadella».
Quindi?
«Mi aspetto un po’ di movimento dal primo luglio fino alla data dei ritiri, verso il 20 del mese. Poi ci sarà un’altra fase di stallo. In questo momento i giocatori che hanno fatto bene vogliono provare ad ottenere il massimo. Verso la fine del mercato chi rischia di finire fuori lista accetta magari determinate destinazioni».
I giocatori di medio-alto livello della C aspettano la B e le società di C aspettano che si liberi qualche giocatore dalla serie cadetta. Insomma, aspettare diventa la parola d’ordine…
«Esattamente».
La Reggiana è retrocessa in Lega Pro. In questa situazione, secondo la sua esperienza, cosa succede ai giocatori che erano in rosa nella stagione precedente?
«Le società in questi casi vogliono andare avanti soltanto con giocatori motivati. Se c’è lo spirito giusto si va avanti insieme, altrimenti non ci sono le condizioni».
Alcuni giocatori vorrebbero essere svincolati, in modo da potersi accasare in altre società. La Reggiana ha chiarito che non svende nessuno.
«Se la società ha speso soldi per acquistarli, è normale che voglia fare delle valutazioni, anche perché rischia delle minusvalenze. E comunque, se c’è un contratto va rispettato. Se ci sono dei problemi la cosa migliore è collaborare per risolverli».
Quanto sta pesando il Covid sul sistema calcio?
«Sta evidenziando problemi economici che c’erano già. La mancanza del pubblico ha tolto una grande componente di passione. Per quanto mi riguarda mi ha costretto a fare trattative via Skype, via telefono, senza contatto diretto. Mi ha impedito di recarmi allo stadio per vedere le partite».
La Reggiana si vanta della sua regolarità nel pagare gli stipendi a tutti i tesserati. Però non vuole farsi trascinare in aste ed è attenta al bilancio, che tra l’altro chiude senza debiti.
«Il Cittadella dimostra che anche con un bilancio limitato si possono ottenere risultati molto importanti. La società veneta ha una linea precisa e la mantiene con rigore: chi va lì sa cosa lo attende».
Il calcio, si dice, è in crisi e si punta il dito anche sulle pretese dei calciatori e dei loro procuratori.
«Mi sembra una spiegazione troppo semplicistica del problema. Nessuno punta la pistola alla tempia delle società quando firmano i contratti. E se vengono fatti è che chiaro che vanno rispettati. Poi è chiaro che tra le parti deve collaborazione. Il muro contro muro non porta a niente». —
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