«Davanti al pubblico del Rucker Park ho imparato a giocare senza paura»
Elegar svela i retroscena del mitico campetto newyorkese nel presentare il libro fresco di uscita “Gli dei dell’asfalto”
REGGIO EMILIA. Che torni a vestire la maglia della Unahotels non è per nulla scontato: Frank Elegar, centro nell’ultima stagione a Reggio, è tornato negli States poche ore dopo la conclusione del campionato, ma da lì ha fatto sentire la sua voce.
Newyorkese, Elegar è un assiduo frequentatore del Rucker Park, il mitico playgroud situato fra la 155esima e il Frederick Douglass Boulevard.
Un campetto entrato nel mito perché a calcarlo nel corso degli anni sono stati giocatori poi diventate leggende. Ma pure stelle della NBA non hanno disdegnato di entrare in quel rettangolo di gioco anche dopo aver raggiunto la fama mondiale.
Di lì sono passati - e l’elenco non può che essere riduttivo - pezzi da novanta quali Kareem Adbul-Jabbar, Nate Archibald, l’ “amico dei panda” Ron Artest, Julius “Dr.J” Erwing, Chris Mullin, Stephon Marbury e, in tempi più recenti, Kevin Durant.
Il playground prende il nome da Holcombe Rucker, insegnante in zone a rischio della città nonché referente per il Dipartimento dei parchi e delle attività ricreative della città di New York e responsabile di un parco giochi ad Harlem.
Nel 1950 quando in quella zona della città si registrava una preoccupante impennata della criminalità giovanile, Holcombe Rucker organizzò un torneo di basket per aiutare i ragazzi a stare lontani dalle strade e puntare alla carriera universitaria.
Lontani dai campi scolastici e dalle rigide regole vigenti nei tornei ufficiali, i giocatori del “Rucker Tournament” si sentivano liberi di sfoderare slam dunks e tanti “numeri” che esaltavano il pubblico che, anno dopo anno grazie al passa parola, accorreva sempre più numeroso per assistere al torneo.
Le vicende consumate nel corso di decenni sul basketball court newyorkese sono state raccontate con maestria da Vicent M. Mallozzi in un libro del 2003, la cui edizione italiana “Gli dei dell’asfalto” è di fresca uscita grazie ad Add Editore, con la traduzione di Michele Pettene e Pietro Scibetta.
A presentare il mitico campetto è appunto l’ex biancorosso Elegar in una consigliatissima intervista disponibile sul sito www.overtimebasket.com
«Ho giocato moltissime volte al Rucker da ragazzo e poi da adulto, a partire da fine anni ’90 - racconta Elegar al sito - era il periodo dei mixtape della And 1. Io e miei amici ci avvicinammo così ai playground, per provare tra di noi le mosse che vedevamo in quei video, e da un giorno all’altro ci ritrovammo a giocare con gli stessi protagonisti di quei mixtape e sugli stessi campi. E la lezione più grande che ho imparato dai playground è che devi essere duro, devi guadagnarti ogni punto, avere un nome famoso lì non serve a niente. Devi sempre giocare al massimo o gli altri ti schiacceranno. Ritrovandomi da giovanissimo al Rucker davanti a un pubblico impazzito, ho imparato a giocare senza paura».
Elegar, più volte vincitore del Rucker Tournament, ricorda anche quando sfidò Kevin Durant: «Sapevamo che KD sarebbe venuto al Rucker e quando arrivò il pubblico andò fuori di testa. Io giocavo con gli Sean Bell All-Stars e non sapevamo nulla dei nostri avversari. All’improvviso, KD cominciò a scaldarsi nel secondo tempo. Eravamo avanti di 20 punti, ma lui decise di prendere la partita in mano. Su internet si trovano molti video di lui in quella sera. L’intero isolato era impazzito. Se sei stato dalle parti della 55esima, sai benissimo cosa vuol dire. KD ha messo 66 punti quella sera, ma non lo marcavo io». —
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