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Frosini promuove gli azzurri reggiani «Fontecchio, Polonara e Melli da applausi»

Nicolò Valli
Frosini promuove gli azzurri reggiani «Fontecchio, Polonara e Melli da applausi»

L’ex diesse biancorosso plaude al percorso dell’Italbasket alle Olimpiadi E su Diouf che ha sfiorato la convocazione: «Sia più determinato» 

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L’Intervista

Nicolò Valli

Gli undici anni in biancorosso lo rendono un punto di riferimento del basket reggiano del nuovo millennio.

Prima da giocatore e poi da direttore sportivo, Alessandro Frosini ha scritto pagine importante della storia recente della Pallacanestro Reggiana.

All’indomani dell’eliminazione dell’Italia alle Olimpiadi per mezzo della Francia (84 a 75), “Frollo” rincuora tre atleti passati dalle parti di via Guasco e qui diventati grandi: Nicolò Melli, Achille Polonara e Simone Fontecchio.

Col primo hanno giocato insieme ai tempi della Legadue, gli altri due sono invece suoi colpi in sede di mercato.

L’attuale direttore sportivo di Verona sprona poi il giovane Momo Diouf: «Ha tutto per dominare, ma se lo metta in testa».

Frosini, un’eliminazione che fa male anche se di più a questa Nazionale non si poteva chiedere.

«Bisogna essere molto soddisfatti del cammino; non era scontato tornare alle Olimpiadi dopo 17 anni, vuol dire che questo gruppo aveva un qualcosa dentro. La Francia è molto forte, ma l’Italia ha dato tutto. È un gruppo che può ancora crescere, rimpolpato da tanti giovani in rampa di lancio».

Capitano della banda di Sacchetti il reggiano doc Nicolò Melli. Che ricordi ha in maglia Trenkwalder?

«Ci siamo incrociati in momenti opposti della carriera: io la finivo, lui la stava iniziando. Era molto giovane ma aveva già la maturità di un veterano. A Tokyo, dopo un inizio un po’ difficoltoso, si è scrollato la ruggine dei due anni di poco spazio in NBA e con la Nigeria ha dato prova di che razza di giocatore sia. Ora ha 30 anni, Milano si attende molto da lui ma è pronto».

Tra le storie più belle c’è sicuramente quella di Achille Polonara, vicecampione d’Italia con la Grissin Bon.

«Nell’ultimo anno e mezzo Achille ha fatto benissimo, ma non sono sorpreso. Se quel tiro in gara 7 contro Sassari fosse entrato, probabilmente Reggio avrebbe ora una coccarda tricolore e Polonara un titolo di MVP. Sta facendo un cammino pazzesco, che troverà continuità in un top team come il Fenerbahce».

La crescita di Simone Fontecchio è spaventosa. E pensare che solo due stagioni fa faticava in biancorosso.

«La sua crescita è iniziata proprio a Reggio Emilia. Nelle ultime 7-8 partite della stagione 2019-2020 ha mostrato grandi progressi, e se non ci fosse stata l’interruzione causa Covid chissà cosa avremmo potuto fare. È un atleta che ho inseguito tantissimo: era praticamente già fatta anni prima ma poi si inserì Milano, e sono stato felice di averlo riportato a Reggio Emilia quando si è presentata l’occasione».

Momo Diouf ha sfiorato la convocazione. Da pivot a pivot, cosa si sente di dirgli?

«Giocatori con il suo fisico e le sue capacità atletiche ne conosco pochi a livello italiano, ma sino ad adesso ha fatto un percorso a singhiozzo. Deve cambiare mentalità, giocando più cattivo e convinto».

C’è chi sostiene il carattere non si possa cambiare. È d’accordo?

«A mio parere si può allenare, basti pensare allo stesso Fontecchio com’era a Milano quando era relegato in panchina. Andrea Menozzi ha dato a Diouf le basi del basket, e lui ha alle spalle una società che lo supporta e crede fortemente nei giovani».

Che idea si è fatto sul mercato che ha condotto la Unahotels fino a questo momento?

«Un mercato di cambiamento rispetto a qualche anno fa, anche a causa dell’incertezza economica. Sappiamo bene cosa significhi per la società lo zoccolo duro rappresentato dai 3000 spettatori del PalaBigi. Gli imprenditori sono seri, forse si aspetta il momento giusto per investire maggiormente. L’allenatore comunque è molto esperto e da tifoso sarei tranquillo sul suo operato. Mi aspetto un passo in avanti anche da Leo Candi a livello di leadership: è in scadenza di contratto ed è il giocatore a Reggio da più tempo».

Ha portato a Verona in prestito dal Bayern Sasha Grant, già visto in via Cassala. Come nasce questo colpo?

«Nel 2016, in occasione dei quarti di finale playoff contro Sassari, mi segnalarono questo giovane cestista sardo. Lo portammo a Reggio e le qualità le aveva tutte, ma l’anno successivo abbiamo dovuto ridurre i costi e siamo stati costretti a salutarlo. Si è fatto avanti subito il Bayern e in questi anni è maturato molto: conosco da tempo il ds Baiesi e quest’estate l’ho portato a Verona, dove lavorerà con Ramagli e Bonacina (altri due ex biancorossi). È un 2002 e deve giocare con continuità. In prospettiva è un giocatore di alto livello, e per Reggio poteva essere un altro talento cresciuto in casa».

Quando la rivedremo al palazzetto per osservare le partite del suo vecchio club?

«Ho fatto una scelta, che è quella di non andare a Bologna. A febbraio-marzo, con il ritorno al PalaBigi e magari il proseguimento dell’avventura in Fiba Europe Cup, sarà più facile e piacevole tornare a vedere Reggio». —

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