La delusione che brucia di più? Chiedetelo a Novak Djokovic
tokyo. La fiamma olimpica spenta e i Giochi dichiarati chiusi fanno terminare il tempo delle gare e cominciare quello dei bilanci.
La conta dei promossi e dei bocciati, di chi ha convinto e di chi non lo ha fatto. I primi a finire sotto la lente di ingrandimento sono i campioni, le stelle più attese che a Tokyo 2020 cercavano l’ennesima affermazione da aggiungere al palmares di luminose carriere.
Qualcuno si è confermato, ma c’è anche chi non l’ha fatto e non sono mancate sorprese e colpi di scena.
Uno di questi è annoverabile a pieno titolo tra le grandi delusioni e riguarda il numero uno del tennis mondiale: il serbo Novak Djokovic. Inspiegabile quello che è successo al campione che dopo aver vinto Australian Open, Roland Garros e Wimbledon ora insegue il Grande Slam con gli Us Open e prima cercava il Golden Slam che avrebbe dovuto includere anche il titolo olimpico. Sulla carta non avrebbe dovuto avere rivali, ma come abbiamo visto alle Olimpiadi le performance dei non favoriti spesso sono sorprendenti. Quella dell’oro è ormai una vera e propria maledizione per Nole che in Giappone va completamente nel pallone e finisce addirittura giù dal podio.
Il leader della classifica Atp crolla in semifinale con il tedesco Zverev (vincitore del torneo) e poi mette in fila anche il ko con il modesto spagnolo Pablo Carreno Busta e il ritiro nel doppio misto. Un’edizione da dimenticare.
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