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Cincia ritorna in pace e si scusa con i tifosi «Sono qui per dare il meglio di me stesso»

Adriano Arati
Cincia ritorna in pace e si scusa con i tifosi «Sono qui per dare il meglio di me stesso»

L’ex capitano dell’Olimpia torna in biancorosso, firma un contratto di tre anni: «Per Reggio ho detto no all’Eurolega»

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Adriano Arati

SCANDIANO. «Le sfide mi piacciono da sempre, ho il fuoco dentro, ho voglia di giocare e di far bene».

Non si nasconde Andrea Cinciarini ripresentandosi a Reggio dopo sei anni milanesi ricchi di successi, di prestigio e, nell’ultima stagione, di poco spazio a disposizione. Dopo un doveroso ringraziamento all’Olimpia per sei anni indimenticabili, il regista pesarese guarda subito avanti: «Ho 35 anni, mi sento forte nel fisico e nella testa, le sfide mi caricano, sono pronto ad iniziare una nuova avventura, a dare tutto me stessso. Nell’ultimo anno a Milano – spiega – ho giocato meno di quello che pensavo, è vero, ma il ruolo che mi chiede Reggio è quello che ho sempre ricoperto. Ho voglia di giocare, sì, di mettermi alla prova. Sono tornato a Reggio, un luogo dove c’è stato molto, prima insieme e poi nel mezzo da avversari, forse ci sarà da riconquistare la fiducia, io darò tutto, sono qui per lavorare dal primo giorno al massimo».

La squadra, ragiona, «è giovane, con tanti margini di crescita, ho parlato con coach Caja, non possiamo che andare d’accordo, siamo due martelli nel lavoro. È un coach che chiede tanto ma fa rendere tanto, penso di essere adatto al suo sistema. Sono molto contento di giocare con Candi, ci siamo stimati a vicenda, è un grande giocatore».

A proposito, che Cinciarini si ritroverà in campo?

«In sei anni sono cambiato tanto, spero in meglio. Io sono maniacale, lavoro su tutti i dettagli, sicuramente sono migliorato al tiro, ma non solo. Ho acquisito carisma, a Milano devi vincere, non c’è alternativa. In sei anni ho visto passare quasi 90 giocatori e io sono sempre rimasto. Non mi fermo mai, forse non avrò l’esplosività di sei anni fa ma credo di essere un giocatore migliore».

Inevitabile parlare anche del passato, glorioso ma pure travagliato. A partire dal rapporto con la città e con i tifosi, tornando con la testa al gesto di Rimini in Coppa Italia tante volte rinfacciato dai tifosi: «In campo le emozioni possono sgorgare ma io ho sbagliato, me ne assumo la responsabilità, quel gesto non ci stava ma ora dobbiamo guardare avanti, io devo essere un esempio, sono un atleta. Ma dopo tanti mesi di insulti, a me e alla mia famiglia, quel gesto mi era uscito», racconta.

«Mi è dispiaciuto per quello che si è detto all’epoca, le lacrime in piazza dopo gara 7 erano vere. Non è vero che avessi firmato prima, la mia è stata una scelta lavorativa, non dettata dal Dio denaro, c’era l’opportunità di giocare in Eurolega».

E si arriva anche alle drammatiche gara 6 e gara 7 della finale scudetto con Sassari: «Ci ho messo parecchi anni per guardare quelle partite, l’ho fatto dopo aver incontrato dei bimbi in una scuola di Milano, in cui mi avevano chiesto quale era stato il mio momento più bello e quello più brutto come atleta...».

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