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Ilenia Malavasi: «Nessuno può portarsi via la Correggese»

massimo sesena
Ilenia Malavasi: «Nessuno può portarsi via la Correggese»

Il sindaco di Correggio attende il ritorno del presidente Lazzaretti ma intanto lavora a un ipotetico piano di salvataggio 

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lo scenario

massimo sesena

«Di una cosa occorre dare atto a Lazzaretti: è riuscito a mettere d’accordo tutte le forze politiche di Correggio». Ci scherza sopra, Ilenia Malavasi, o almeno ci prova.

D’altra parte i segnali che arrivano non autorizzando all’ottimismo. Due giorni fa, le dimissioni del direttore generale della Correggese Alessandro Flisi, rassegnate – diceva lo stesso comunicato della società – per “evitare possibili conflitti d’interesse con il suo ruolo da dipendente del Comune di Carpi”. E questo perché Flisi, prima di essere direttore generale della Correggese è un dirigente del comune confinante con Correggio. Lo trovate all’ufficio Sport.

Invero, se da un lato le dimissioni di Flisi vanno in qualche modo ad avvalorare l’ipotesi che quelli di Lazzaretti non siano soltanto i sogni di chi vuol tornare a Carpi da trionfatore, dall’altra anche lo “sciopero” dei volontari, per quanto giusto, contribuisce a rendere ancora più pesante e seria la questione sul tavolo della sindaca di Correggio Ilenia Malavasi. Che non a caso si è messa subito al lavoro. In costante contatto con i volontari che, sottolinea il primo cittadino, «sono da sempre un gruppo importante non solo per lo sport a Correggio: parliamo – scandisce la Malavasi – di una risorsa importante per tutto il nostro territorio. Che non si disperderà certo nemmeno per responsabilità di chi, è evidente, non ha fatto bene i suoi conti».

Il riferimento, nemmeno troppo velato, è al progetto di Lazzaretti che in soldoni prevedeva di chiamare la Correggese che a settembre inizierà una nuova stagione in serie D con il nome transitorio di Carpi-Correggese, tenendo il Borelli come sede degli allenamenti della prima squadra e di tutta l’attività delle giovanili, mentre al Cabassi la neonata formazione giocherebbe le partite di campionato.

Peccato che per una operazione così complessa siano scaduti tutti i termini: non c’è più tempo per una fusione, e Lazzaretti sarebbe fuori tempo massimo anche per cambiare nome alla squadra e persino sede delle partite.

Per fare tutto questo, oggi, servirebbe – norme della Figc alla mano – una deroga firmata dal presidente federale Gabriele Gravina. Che però prima di decidere – dicono sempre le norme federali – deve sentire il sindaco.

Ecco perché mentre si rincorrevano le voci su questa operazione che fa tremare i campanili e discutere nei bari, Lazzaretti aveva chiamato Malavasi allo scopo di sondare il terreno, annusare l’aria, capire il clima. Perché questa operazione non è soltanto una folle corsa contro il tempo. Per portare a compimento questa operazione, Lazzaretti dovrebbe avere dalla sua anche Correggio. E invece così non è. Anzi, per dirla con il primo cittadino, l’uscita del patron della Correggese ha prodotto un’unità di forze politiche mai realizzata prima. Non solo: a riprova che tutta Correggio ha preso tremendamente sul serio le intenzioni di Lazzaretti e nonostante adesso – dal suo buen retiro in Puglia – lui tenda a far arrivare il messaggio secondo cui non c’è nulla di deciso, ancora, aspettando il ritorno dalle ferie dell’imprenditore carpigiano, la sindaca è al lavoro anche per il “piano B”, ovvero rimettere insieme i pezzi qualora Lazzaretti decidesse comunque di lasciare la Correggese al suo destino: «Oltre ai volontari – dice Malavasi in questi giorni ho incontrato anche i rappresentanti delle altre realtà sportive correggesi, oltre ad alcune realtà imprenditoriali e in tutti ho trovato grande condivisione dei nostri valori: tutti sono pronti a fare la loro parte affinché il patrimonio che è frutto sì dell’impegno di Lazzaretti ma anche di tutta una comunità non vada di sperso». Poi lo sfogo, che lascia intendere come la Malavasi sia determinata a giocare tutte le sue carte per evitare che la correggese emigri a Carpi.

«La cosa che mi lascia perplessa e che mi amareggia forse di più – dice il primo cittadino di Correggio – è che si pensi di portare via il nome Correggese alla sua città. Ci sono cose che non sono in vendita e che nessuno potrà comperare: il nostro orgoglio, la nostra storia e il patrimonio sportivo della nostra città. Questi sono i valori che– sortolinea – tuteleremo in tutti i modi».

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