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«Ho perso otto chili per essere ancora più utile alla Unahotels»

adriano arati
«Ho perso otto chili per essere ancora più utile alla Unahotels»

Serie A. Il confermato lungo americano Justin Johnson si è presentato al raduno in gran forma e molto determinato  

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L’intervista

adriano arati

Tirato come non mai, pronto a partire a pieno ritmo.

È arrivato a Reggio già in forma scintillante, il 25enne lungo statunitense Justin Johnson, unico straniero confermato rispetto alla precedente edizione della Unahotels.

Dopo una stagione segnata da difficoltà tecniche e problemi fisici, ha deciso di prolungare l’esperienza biancorossa, convinto dal confermato allenatore Attilio Caja e dalla solidità strutturale della Pallacanestro Reggana, e ha deciso di lavorare a lungo negli Usa, nelle palestre di Western Kentucky, il suo college, per presentarsi al raduno in condizioni atletiche ottimali.

«Rispetto all’anno scorso, ho perso circa 8 chilogrammi. E considerando che con la preparazione si lavorerà molto, probabilmente ne perderò ancora qualcuno, spiega.

Ha dedicato l’estate alla sua forma fisica?

«Sì, io mi alleno abitualmente nelle strutture della mia vecchia università, e in questi mesi ho lavorato parecchio. Sulla tecnica ma soprattutto mi sono concentrato sul mio corpo, sulla mia condizione atletica e dopo tanto lavoro in palestra in totale ho perso circa 8 chilogrammi».

Già pronto a scendere in campo, in pratica?

«Con la preparazione finiremo per essere un sovraccaricati, è normale, ma sì, mi sento già in buone condizioni e prontissimo a partire».

Come mai questa scelta? Voleva essere al meglio dopo le sofferenze dell’anno scorso?

«La scorsa stagione non è stata facile, per la situazione generale con il Covid. Poi io ho reso meno di quello che credevo di poter dare, nella prima fase, lo so, ne sono perfettamente consapevole e non mi nascondo».

Dopo è arrivato l’infortunio muscolare. Quasi due mesi fuori, in pratica.

«Quello mi ha fermato a lungo, nell’ultima parte di stagione con coach Caja le cose sono andate meglio e ho cercato di fare la mia parte».

Il tecnico Caja l’ha aiutata molto?

«Il coach è stato molto severo con me, mi è stato addosso, urlava tanto, ma mi ha aiutato davvero parecchio, è stato prezioso e quando ci siamo salutati, a fine stagione, mi ha detto che mi avrebbe voluto di nuovo con lui».

E così è stato, no?

«Quando sono tornato negli Usa, mi sono arrivate anche delle altre proposte, ma Reggio è sempre stata davanti, con il mio agente abbiamo pensato che era meglio tornare in una squadra solida, dove ero stato bene, in cui sapevo come mi avrebbero chiesto. Quest’anno spero di poter conoscere meglio la città, l’anno scorso era difficile muoversi».

Nella Unahotels lei sarà l’ala forte titolare, ma dovrà spesso giocare anche da centro, quando Mikael Hopkins per forza di cose dovrà rifiatare. È un contesto che le garba?

«Alla fine è quello che ho sempre fatto nella mia carriera. Il mio ruolo classico è quello di ala forte, certo, e credo di poter dare il meglio lì, ma ho sempre giocato anche da centro quando le necessità lo richiedevano, non ho particolari problemi. Sono a disposizione della squadra».

Potrà giocare sui suoi punti di forza?

«Credo di sì. Quando gioco da 5, posso sfruttare la mia velocità e la mia agilità contro avversari che probabilmente avranno maggior stazza di quanta non ne abbia io».

Questa è la sua quarta stagione in Italia, la terza in serie A. Un bel vantaggio?

«Beh, ormai sono un veterano italiano, so come giocano qui i lunghi, cosa viene richiesto loro, qual è il contesto. Questo vale per il campionato e vale anche per la serie A, so già cosa mi verrà chiesto, quali sono le esigenze».

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