«Tutti vogliono le mie retine in ferro»
Davide Leoni ha iniziato per passione e ora è pieno di richieste per le sue creazioni “Made in San Luigi”
Riccardo Bellelli
reggio emilia. Da Reggio a Roma e poi in mezza Italia, le retine per canestri costruite del reggiano Davide Leoni stanno spopolando in questa estate cestistica.
Grande appassionato di basket e molto nota e amata nei campetti della nostra città, “Leo” ha scoperto come un’iniziativa di buon cuore, nata per pura passione per la pallacanestro, possa diventare un successo nazionale.
Le sue creazioni sono arrivate fino a Roma al torneo sponsorizzato dalla Red Bull, l’azienda austriaca nota per la sua bevanda energetica ma che gli sportivi conoscono bene per la sua attività di organizzazione e sponsorizzazione di eventi sportivi di livello nazionale e internazionale.
Perché ha iniziato a costruire le retine per i canestri?
«Andando sempre al campetto a giocare, inizialmente le ho maneggiate per fare manutenzione a quelle che si rompevano o rovinavano al campetto di San Luigi».
Poi la voce si è sparsa...
«Sì, gli amici mi chiamavano anche da altri campetti di Reggio per chiedermi una mano nel sistemare le retine. Ormai credo di averli passati tutti diverse volte...».
Cosa è poi successo quest’estate?
«I ragazzi del Noce che stavano organizzando la tappa reggiana dell’importante torneo “Not in my house” mi hanno chiesto di fargli delle retine nuove apposta per quell’evento e io le ho preparate in ferro. Alcuni fra i responsabili della tappa finale di Bologna che erano presenti, le hanno viste e hanno chiesto a Michele Olivi chi le avesse fatte e lui ha indicato me. Sono piaciute molto e mi hanno chiesto di prepararne anche per i canestri del playground di Bologna dove si sarebbe svolta la finale del torneo».
Quella è stata una vetrina importante?
«Direi di sì. Dopo aver assistito alle finali di Bologna, i responsabili del torneo di 3 contro 3 di Roma targato Red Bull le hanno volute dorate anche per il loro evento. Non mi sembrava vero...».
Non si è fermato lì però?
«No, alle finali del torneo “Not in my house” c’erano squadre che venivano da mezzo nord Italia, qualificatesi nelle varie tappe del torneo. Il mio nome ha iniziato a girare e mi sono iniziati ad arrivare messaggi da Venezia, Padova, Modena, Rimini, Ancona...Tutti mi chiedevano di costruire anche per loro le retine in ferro dorato e spedirgliele. All’inizio pensavo a uno scherzo o che avessero sbagliato numero, invece no, era proprio me che cercavano».
Le è rimasto tempo per fare altro?
«Le richieste sono tante e cercherò con calma di accontentare tutti. Per me è stata davvero una grande soddisfazione vedere che tante persone sono rimaste colpite dalle mie retine. Tutto è iniziato per fare un favore ad un amico e da lì è partita una baraonda che non mi aspettavo».
Ha dato un tocco speciale, molto reggiano, alle sue retine...
«Sì, le spedisco con attaccato il cartellino “Made in San Luigi”, così tutti conosceranno il nostro campetto dove tutto è iniziato».
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