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Poma: "La mia missione è portare la Unahotels al top della condizione"

Nicolò Valli
Salvatore Poma con i giocatori della Unahotels a Castelnovo Monti
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Salvatore Poma con i giocatori della Unahotels a Castelnovo Monti

Il nuovo preparatore atletico sta facendo sudare Candi  e soci nel ritiro di Castelnovo Monti

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CASTELNOVO MONTI. Un siciliano nello staff tecnico biancorosso. Dopo un biennio con Matteo Del Principio, in estate la Unahotels ha deciso di cambiare preparatore atletico affidandosi a Salvatore Poma, nativo di Trapani. Giovane (è nato nel 1988) ma ha già accumulato esperienze in A (Capo d’Orlando) A2 (proviene da un triennio a Ravenna) e serie B (Trapani e Palermo agli inizi della carriera), Poma avrà il compito di far performare al meglio Candi e soci, limitando al minimo gli infortuni e gestendo al meglio eventuali complicazioni che si presenteranno nel corso dei mesi.
Come procedono questi primi giorni di lavoro?
«Molto bene, l’ambiente è sano e dà la possibilità ad ogni singolo professionista di svolgere al meglio il proprio lavoro. Il gruppo squadra sta lavorando secondo programma, condiviso da tutto lo staff».
Che carichi di lavoro ha impostato per questa prima fase?
«L’obiettivo della preparazione è quello di rendere un gruppo eterogeneo, che proviene da situazioni differenti e squadre diverse, omogeneo. Col passare degli allenamenti si studia poi il singolo giocatore e si possono impostare lavori specifici ma sempre mirati all’aspetto collettivo. Esistono dei percorsi che si vanno a seguire a seconda delle risposte che danno i cestisti».
Esistono differenze sostanziale nella preparazione per il campionato di serie A e la serie inferiore?
«I contenuti sono sempre gli stessi, perché l’obiettivo è quello di far rendere al massimo gli atleti. Le proposte possono invece cambiare, in quanto un giocatore di serie A è solitamente più avanti a livello fisico rispetto ad uno che gioca nella lega inferiore».
In queste settimane di ritiro il coach Caja si sta interessando alla condizione atletica dei suoi uomini?
«Adesso che siamo in ritiro trascorriamo tutto il giorno insieme e capita anche a pranzo di parlare di lavoro. L’interazione con lo staff tecnico è comunque quotidiana: abbiamo fatto diverse riunioni prima di cominciare e penso di poter dare una mano allo staff con più informazioni possibili».
Sarà un’altra stagione di convivenza col Covid, Crawford ne è la prova. Come pensa di gestire eventuali situazioni di contagio?
«La convivenza sarà inevitabile, ma rispetto all’anno scorso abbiamo un vantaggio ed è il vaccino. Speriamo che, anche in caso di positività, il tutto sia gestibile e non vada ad impattare così fortemente nel fisico come nella stagione trascorsa. Lo scorso anno non esistevano protocolli di recupero post guarigione, ogni staff sanitario ha dovuto interfacciarsi per la prima volta con questa emergenza, mentre quest’anno è diverso. In ogni caso noi continueremo a rispettare le regole per prevenire il più possibile situazione di rischio».
A settembre la Supercoppa, poi la Fiba Europe Cup: come si affrontano più partite in pochi giorni?
«Cambia la proposta in termini di volume e intensità. Quello che fa la differenza è la capacità di recupero al termine del match. Non esiste un protocollo unico, perché poi c’è l’occhio clinico che ti permette di quantificare il grado di stanchezza del gruppo. Da lì decidi come muoverti: sono dunque i giocatori a darti il feedback».

 

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