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«Il volley è destinato a morire»

Francesca Manini
«Il volley è destinato a morire»

Il grido di dolore della Conad: «Se non riportiamo la capienza degli impianti al 100% non c’è futuro»

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Francesca Manini

reggio emilia. La protesta per la riapertura totale dei palazzetti rimbalza a tutte le latitudini e l’A2 reggiana si unisce a gran voce. “Così il volley muore”: lo slogan è certo eloquente e parla di un movimento che vuole riabbracciare in tutta sicurezza il proprio pubblico, tanto da elaborare una campagna nazionale capace di far uscire una nota stampa all’unisono per chiedere di tornare al 100% di capienza con green pass e mascherina.

Tutte le squadre di SuperLega, A2 e A3, hanno sposato la causa, compresa la Conad Volley Tricolore che in una nota ufficiale esprime «totale disaccordo e contrarietà di fronte alla prospettata riapertura degli impianti limitata al 35% della capienza».

«Sin dalle prime avvisaglie della pandemia – spiegano dal club reggiano - abbiamo messo al primo posto la tutela della salute dei nostri atleti, del nostro staff e del nostro pubblico, talmente ben educato e corretto da farlo sembrare un pubblico teatrale. Oggi, con il procedere della campagna vaccinale e con l’introduzione del Green Pass, non si comprende perché non si possa tornare ad una partecipazione “normale”, in assoluta sicurezza, all’interno dei palazzetti».

La mente corre alla prima giornata della scorsa stagione, l’unica a cui, in una soleggiata domenica d’ottobre, il pubblico giallorosso aveva potuto assistere dal vivo. Biglietti prenotati online, mascherina, distanziamento e disciplina: tutto aveva funzionato alla perfezione ma da lì in poi nessuno aveva più potuto accedere agli impianti.

Ora che le condizioni sono cambiate, la serie A2 reggiana e le colleghe di tutta Italia chiedono di cambiare passo.

«Se il vaccino protegge in misura inferiore al 100% si aggiunga l’obbligo di indossare la mascherina per aumentare ulteriormente la sicurezza: se ho il vaccino e uso la mascherina, perché non dovrei sentirmi sicuro in un palasport insieme a tutti gli altri tifosi? - chiedono denunciando poi le pesanti ripercussioni del limite al 35% - è bene si sappia che un taglio degli incassi pari al 65% implica, di fatto, la fine della pallavolo del Conad Volley Tricolore e altrove, così come l’abbiamo conosciuta. Le ricadute, economiche e sociali, di un simile epilogo non possono sfuggire a chi ha l’onore e l’onere di governare la cosa pubblica».

«Conad Volley Tricolore non ha scopo di lucro, ci consideriamo da sempre al servizio della passione dei nostri tifosi, della gente - spiegano dal club giallorosso - chiediamo solo ci sia consentito di tornare a farlo. Chiediamo solo che non si perdano migliaia di posti di lavoro nello sport. Chiediamo solo che non si depauperi l’enorme ricchezza umana e sociale dello sport di base. Chiediamo solo che, mentre le Olimpiadi ci hanno offerto continuamente testimonianze dell’immenso valore dello sport, di tutti gli sport, si diano segnali incontrovertibili di pari dignità».

«Il calcio muove il pil, il volley e gli altri sport forse no, ma siamo certi che desertificare queste discipline sia la strada giusta per l’agognata ripartenza? Così il volley muore».

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