Ai Giochi Paralimpici di Tokyo Francesca Porcellato punta a due ori
La campionessa dell’Apre Olmedo: «Quella in Giappone è la mia undicesima paralimpiade e voglio dare il meglio di me»
Francesca Porcellato, la campionessa mondiale paralimpica di ciclismo, che gareggia con i colori della reggiana Apre-Olmedo, con sede a Ghiardo di Bibbiano, è partita alcuni giorni fa alla volta di Tokyo dove tra domani e il 5 settembre disputerà le prove a cronometro e in linea delle Paralimpiadi.
Per la pluridecorata campionessa, reggiana d’adozione, sarà l’undicesima partecipazione alla manifestazione paralimpica.
La 50enne atleta è da sempre considerata l’icona per eccellenza dello sport paralimpico avendo iniziato giovanissima la sua carriera dopo che a 18 mesi – in seguito a un malaugurato incidente stradale, quando venne investita da un autoarticolato nel viale di casa –, perse l’uso delle gambe.
Già all’età di sei anni decise di diventare un’atleta e nel corso degli anni la sua forza di volontà e l’infinita dedizione l’hanno fatta diventare la più grande campionessa italiana, prima nell’atletica, quindi nel ciclismo senza trascurare le sue partecipazioni ai Giochi Paralimpici invernali di Torino 2006, Vancouver 2010 e Sochi 2014.
In Canada riuscì nell’impresa di conquistare il titolo a cinque cerchi nella gara sprint di fondo.
La sua carriera olimpica nasce con l’atletica leggera dove partecipa alle Paralimpiadi dall’edizione di Seul 1988 a quella di Pechino 2008, passando per Barcellona, Sydney e Atene; oltre alle staffette, le sue specialità 100, 200, 400 e 800.
Complessivamente ha ottenuto sei titoli olimpici, 13 medaglie d'argento e 10 di bronzo: un record che di sicuro resterà per molti anni imbattuto; oltre a numerosi titoli mondiali e le partecipazioni alle maratone di New York, Londra, Boston e Parigi.
Tante poi le altre soddisfazioni, come quella di essere stata la portabandiera della nazionale azzurra a Pechino 2008, oltre ad aver ricevuto dai vari presidenti della Repubblica i titoli di Cavaliere, Ufficiale e Commendatore al merito della Repubblica Italiana.
Dal Coni, nel 2012 e nel 2018, a Francesca Porcellato sono stati assegnati due collari d’oro al merito sportivo, massima onorificenza per un atleta azzurro.
Passata al paraciclismo nella categoria H3, ai Mondiali di Nottwill nel 2015, suo esordio internazionale in questa disciplina, con pochi mesi di preparazione si aggiudica entrambe le maglie iridate, vincendo tanto la crono quanto la gara in linea.
Nella Paralimpiade di Rio de Janeiro, nel 2016 in Brasile, ha conquistato due ottimi terzi posti, poi nelle stagioni successive ha centrato vittorie a mondiali, europei, italiani oltre che nelle gare della Coppa del Mondo.
L’ultimo titolo iridato è arrivato nel maggio scorso a Cascais, in Portogallo, nella gara a cronometro, il settimo consecutivo, oltre al secondo posto nella gara in linea.
«Quella di Tokyo sarà la mia undicesima paralimpiade – ha dichiarato Francesca Porcellato poco prima di imbarcarsi sul volo diretto in estremo oriente –. Non so come sarà, ma vorrò dare il meglio di me stessa e sono certa che riuscirò in questo e otterrò l’ennesimo grande risultato della mia infinita carriera».
«Dopo i mondiali portoghesi di Cascais, dove ho vinto il mondiale a crono e l’argento nella prova in linea su un percorso veramente impegnativo, ho continuato ad allenarmi e sono molto fiduciosa. Mi sento in forma e le speranze sono tante, anche se in gara basta un po’ di sfortuna per non ottenere il risultato voluto», ha tenuto a chiarire la campionessa fra i punti di forza dell’Apre-Olmedo di Bibbiano.
«Lo sport nella mia vita rappresenta tutto, sono arrivata un po’ per caso al paraciclismo sette anni fa, dopo una carriera nell’atletica grazie al commissario tecnico Valentini, una disciplina che comunque già conoscevo in quanto era usata per allenarmi nello sci di fondo».
Francesca chiude con una dedica davvero speciale: «Per me gareggiare è una routine e il segreto in un’Olimpiade è considerare quella gara alla stregua delle altre. Ho un grande desiderio: vorrei dedicare una vittoria o un podio a mio fratello, che purtroppo è morto due anni fa. Era uno dei miei più grandi tifosi e se oggi sono un’atleta è anche grazie a lui, che mi è sempre stato vicino nel corso degli anni».
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