«O tutti o nessuno al palasport»: Unahotels al via senza gli Arsan
Gli ultras biancorossi compatti con altre 19 tifoserie organizzate di A e A2: «Non entreremo in palazzi con ingressi contingentati o restrizioni»
REGGIO EMILIA. Si rimane nel limbo per la vitale questione degli ingressi alle partite della serie A di basket, un tema molto sentito che nella giornata di ieri ha portato parecchie tifoserie organizzate italiane, fra cui quella reggiana, ad annunciare la volontà di non entrare ai palazzetti senza aperture complete.
L’ultimo Consiglio dei Ministri non ha portato novità sostanziali in materia, le indicazioni nazionali rimangono quelle del 50% della capienza per gli eventi all’aperto e del 35% per quelli al chiuso, se tutte le altre indicazioni di sicurezza (a partire dalla distanza minima fra gli spettatori) vengono rispettate. Una base che preoccupa fortemente le società di basket e pallavolo di vertice, mondi dove, a parte qualche realtà isolata, le entrate garantite da abbonamenti e biglietti singoli rappresentano una voce fondamentale. Con le attuali condizioni, tante realtà faticano a proporre campagne abbonamenti annuali, oltretutto con il rischio di dover poi vietare in corsa gli accessi se cambiasse il quadro sanitario. L’entrata della Sicilia in zona gialla è un memorandum in tal senso.
La Unahotels è già di suo alle prese con un quadro particolare, l’avvio della stagione all’Unipol Arena, capiente e con posti distanziati, permetterebbe di accogliere senza particolari disagi migliaia di tifosi, anche se l’idea di farsi parecchi km, magari in tarda serata, e di vagabondare per Casalecchio a caccia di parcheggi “spaventa” parecchi sostenitori.
La speranza è quella di tornare al Bigi il prima possibile, e nella struttura sportiva cittadina - pur ampliata dagli ultimi lavori - i numeri dell’Unipol Arena non sarebbero materialmente replicabili. Un bel rebus, che lascia aperte anche l’idea di soluzioni temporanee.
Non aiuta certo anche l’inevitabile frammentazione che anima Legabasket, già divisa al suo interno in varie anime. Lo scontro, come in campo, coinvolge le due società più potenti, Olimpia Milano e Virtus Bologna. L’ad della Virtus Luca Baraldi è tornato sull’argomento alla presentazione della squadra e ha ribadito la posizione bianconera: il 50% è la base minima, con il 35% di capienze non avrebbe senso nemmeno iniziare, almeno il 50% . Un approccio che potrebbe aprire all’idea di una serrata, ipotesi stroncata invece dal presidente e coach milanese Messina pochi giorni fa.
Visione similare per diverse tifoserie italiane, che hanno annunciato una scelta condivisa.
«Gli Ultras del Basket non entreranno in palazzi con ingressi contingentati e restrizioni. Il tifo organizzato chiede in modo compatto un ripristino degli ingressi al 100% sul modello già diffusissimo in Europa e chiede un sollecito tavolo di confronto con le istituzioni sportive perché si adoperino nelle sedi opportune per un vitale ritorno alla normalità», spiegano i rappresentanti di venti gruppi di tifosi organizzati fra cui Reggio, Milano, Virtus e Fortitudo, Venezia, Sassari, Pesaro, Varese, Trieste e Napoli. La richiesta è quella di «una normalità che non è solo capriccio degli innamorati di uno sport ma esigenza di tutto un movimento sportivo che senza l’annesso economico rappresentato dalla “biglietteria” rischia il tracollo finanziario a scapito della stessa sopravvivenza di molte società», spiegano i firmatari, che annunciano l’impegno «ad attivarsi presto con iniziative a livello nazionale per dar visibilità alle proprie richieste».
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