Le lacrime di Romano Amadei «La Reggiana può vincere il campionato»
Il patron granata commosso nell’accogliere il team e lo staff alll’Immergas: «Ho rimesso lo stesso abito di due anni fa»
LENTIGIONE. Romano Amadei li aspetta in piedi sulla scalinata pronto ad accogliere dirigenti e giocatori della sua Reggiana.
Amadei dispensa qualche battuta scherzosa: “Alzi la mano chi si è sbagliato nel fare il gol a Pistoia? Sei stato tu? Bravo, continua sempre così».
Poi a uno a uno gli stringe la mano come se fossero suoi nipoti, più che figli. E per tutti ha una frase dolce o scherzosa. È orgoglioso del suo vissuto, da imprenditore ma anche da uomo di sport: “Col Brescello abbiamo dominato per 20 anni» .
Con la Reggiana ha già compiuto un’impresa portandola subito in serie B ma non ha digerito l’immediata e sofferta retrocessione «Una lenta agonia» l’aveva definita e per questo confessa: «Ho indossato lo stesso vestito di due anni fa quando vi ho accolto nella mia azienda. Non so perché l’ho fatto ma non si sa mai, spero porti bene. Alfredo, mio figlio che ha una straordinaria dialettica, a differenzia mia, ha parlato di vincere il campionato, io dico solo che ci sono le possibilità. La filosofia deve essere la stessa che abbiamo trasmesso in Immergas: umiltà e passione per il lavoro e grande unità d’intenti».
Romano Amadei si ferma un istante, riflette, forse volge lo sguardo a ritroso comprendendo ciò che è riuscito a compiere nella sua vita (il 3 luglio ha festeggiato 82 anni) e si commuove. Non vorrebbe lasciarsi andare alla commozione, al pianto ma come amava ripetere Sandro Pertini «Non bisogna aver paura di piangere». E Romano Amadei ne ha tutti i diritti per ciò che ha saputo costruire nella sua azienda (da un capannone nel 1964 all’attuale struttura da 60mila metri coperti) e per ciò che ha vinto nel calcio, a Brescello come a Lentigione, a Modena come con la Reggiana.
Il suo è un calcio romantico. «Stimo i bravi giocatori ma amo ancora di più i bravi giocatori che lottano per la squadra. Un tempo lo chiamavamo “pistapoci” ed era quel giocatore che non si perdeva mai d’animo, che rincorreva tutti gli avversari, aiutava i compagni e anche quando sbagliava continuava a lottare. Altri erano più dotati tecnicamente ma lui non mollava mai e continuava sempre a lottare perché solo cosi’ poteva arrivare la vittoria. Alfredo, mio figlio, è più bravo con le parole ma questo è stato lo spirito che ci ha consentito i risultati che stiamo ottenendo come Immergas e che voltandomi indietro non avrei mai pensato di raggiungere. È lo stesso spirito che ho messo nel calcio: lottare assieme per un traguardo vincente. Riesco ancora ad emozionarmi quando parlo dell’Immergas e della Reggiana», ammette.
L’immagine di un pioniere dell’imprenditoria reggiana si accavalla a quella dello sportivo vincente cosi’ fa Amadei con un gesto indossando due cappelli contemporaneamente: quello dell’Immergas e della Reggiana.
Due amori in cima ai suoi pensieri.
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