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l’intervista 

Mauro Ponzi racconta i 47 anni biancorossi «Godiamoci il basket senza voli pindarici»

Massimo Sesena
Mauro Ponzi racconta i 47 anni biancorossi «Godiamoci il basket senza voli pindarici»

Dalle partite a Regina Pacis alle finali scudetto parla uno dei fondatori della Pallacanestro Reggiana

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Massimo Sesena

REGGIO EMILIA. Nei suoi commenti post-partita, sui social, quelli in cui si firma il maturo baskettaro appare quasi sempre “filo-governativo”, mai un moto di stizza, mai un giudizio tranchant, ma in compenso sempre non si può far a meno di scorgere, nelle parole di Mauro Ponzi – per decenni esponente di spicco delle cooperative in ambito sociale e socio-sanitario, ma soprattutto appassionato di pallacanestro – il tentativo costante di smorzare, tranquillizzare, in una parola, proteggere quel che da quarantasette anni è lo sport principe al palasport di via Guasco.

Poi però, si capisce anche il motivo di tanta benevolenza verso le sorti della Pallacanestro Reggiana. Perché di questa realtà, che pochi giorni fa ha festeggiato il suo quarantasettesimo compleanno, Mauro Ponzi è stato uno dei padri. E voi, nei panni di un padre, ancorché in regime di “co-paternità” rinneghereste mai vostro figlio?

A questa nostra difesa non d’ufficio, Mauro Ponzi sorride. E apre lo scrigno dei ricordi: «In realtà – dice – io lasciai la “creatura” abbastanza presto perché partii per il servizio militare...». Ma il seme era gettato, addirittura prima di quanto vogliano far credere gli storici di queste vicende: «Sbaglia – ammonisce Ponzi – chi vorrebbe far risalire la nascita della Pallacanestro Reggiana dalla fusione tra i Magazzini Jolly e la Us La Torre. In realtà, la Pallacanestro Reggiana nasce prima, nel 1974 quando si mettono insieme l’Atletico Santa Croce, la Fides, che giocava sul più bel plaground della città e Regina Pacis».

Giorgio Bertani, Alberto Bertolini, Pierluigi Codeluppi, Gianni Pastarini, Mauro Ponzi, Enrico Prandi, Luigi Testa e Massimo Vernillo. Sono questi gli 8 fondatori del basket cittadino che appena nato si iscriverà al campionato di Promozione, conquistando poi la serie D, e la serie C. «Sono gli anni della fusione con la Reggiana Tricolore, quelli in cui entrano personalità come Leo Ergelini e Doriano Chierici. Fino al 77-78, quando in società approda Walter Sacchetti con le Cantine Riunite». È una sorta di mutazione: il basket da sport d’élite diventa popolare, il Pala Bigi si riempie di gente che stenta a conoscere le regole della pallacanestro. Ma intanto i biancorossi cominciano a prendere confidenza con la serie A. E Mauro Ponzi è testimone, dal suo posto in tribuna al “Bigi” vede lo sport che ama mentre cambia pelle: «Oggi – dice – le partite di Nba mi annoiano. In questi anni abbiamo assistito a un progressivo dilagare dei valori atletici a scapito di quelli tecnici. Io ero innamorato dell’arresto e tiro di Pino Brumatti. Un gesto che ogni tanto mi sembra di intravedere in alcuni movimenti di Leo Candi». E già che abbiamo fatto un balzo nel presente, restiamoci. «Come vedo la Unahotels di Caja? Sono abbastanza ottimista. Caja ha la fama di un allenatore bravo nel far giocare male gli avversari. Ergo, mi aspetto partite non belle ma di sostanza, che ci consentano di centrare l’obiettivo». Già, l’obiettivo. Il maturo baskettaro su questo tema è chiarissimo: «Sono più di 20 anni che siamo in serie A. Segno che ce lo meritiamo, più di tante realtà che in questi anni sono sparite. È questa la nostra dimensione. Godiamocela, senza voli pindarici».

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