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Mamma, li turchi Cakir l’arcinemico del calcio italiano E il Var non funziona

Il nefasto show a San Siro e i precedenti sempre negativi E i colleghi al video hanno avallato gli errori in silenzio

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MILANO. L’indignazione social dei tifosi milanisti ha messo nel mirino lui, Cüneyt Cakir, assicuratore turco di 44 anni. Poco da girarci intorno: con i suoi errori ha rovinato, e poi indirizzato, una delle partite più belle di una squadra italiana in Champions degli ultimi anni. E c’è chi ha messo subito insieme una sorta di dossier sulle ripetute topiche del fischietto turco ai danni delle squadre italiane. Saranno coincidenze, certo, ma inizianoad essere parecchie. Nel 2015 diresse la finale di Berlino fra Barcellona e Juventus e ignorò una trattenuta evidente su Paul Pogba in area da parte di Dani Alves, che avrebbe potuto cambiare le sorti della finale e di una stagione intera. Due falli solari del francese, e visto che la partita era sull’1-1 e che mancavano 25 minuti alla fine, si capisce la portata dell’errore. In quel caso sul fischietto turco piovvero gli elogi di tutta l’Italia che non tifava bianconero. ..

Andiamo al 2019, ottavi di finale di Champions fra Porto e Roma allo stadio Dragao: i giallorossi avevano vinto 2-1 l’andata, persero 3-1 il ritorno e Cakir negò un rigore evidente per falli di Marega su Schick. L’allora presidente giallorosso James Pallotta non le mandò a dire: «Siamo stati derubati. Sono stufo di questa situazione. Avevamo chiesto il Var in Champions League proprio per evitare cose del genere». Ma il fischietto turco aveva fatto infuriare anche Antonio Conte quand’era ct dell’Italia: diresse Italia-Spagna a Euro 2016 e, anche se gli azzurri vinsero 2-0, la direzione lasciò scontente entrambe le squadre. E a marzo 2021 fu protagonista di un clamoroso episodio in Borussia Dortmund-Siviglia: annullò un gol di Haaland, viziato da un fallo, per concedere un rigore allo stesso Haaland nell’azione precedente. Il norvegese poi sbagliò il tiro ma Cakir lo fece ripetere. Sei minuti di imprevedibile follia. Ah, sapete chi era l’arbitro della partita di andata del doppio scontro Italia-Svezia che ci costò l’esclusione dal Mondiale 2018? Provate a dire...

Chi crede alla dietrologia, può pensare di tutto. Che Cakir nutra una spiccata antipatia per il calcio italiano, che la recente decisione di Roberto Rosetti che lo ha escluso dalla finale dell’Europeo a Wembley a vantaggio dell’olandese Kuipers di certo non avrà diminuito.

Più semplicemente, magari le capacità decisionali e tecniche dell’assicuratore turco sono state sovrastimate. Anche se il curriculum è di prestigio: con nove partite è l’arbitro con più direzioni ai campionati europei. Ha diretto la finale di Champions del 2015, sei semifinali e due semifinali mondiali (Croazia-Inghilterra nel 2018, Olanda-Argentina nel 2014) . Nel 2013 diresse la finale del Mondiale per club vinta dal Corinthians contro il Chelsea.

Insomma, non proprio l’ultimo arrivato ma, secondo molti, con la tendenza ad avere un occhio di riguardo in più per le squadre politicamente più potenti.

I fatti di San Siro, con l’espulsione affrettata di Kessie alla mezz’ora e soprattutto il rigore fantasma concesso all’Atletico al 95’, dopo che Lemar aveva colpito la palla con la mano prima che lo facesse Kalulu, dimostrano anche l’inadeguatezza del Var in campo europeo. Mentre in Italia la tecnologia spesso sconfessa la decisione a caldo dell’arbitro, in Europa non accade quasi mai. L’altra sera al video c’erano due arbitri turchi, che mai si sarebbero sognati di contraddire il “capo”. Così a che serve?

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