«La Reggiana non vuole farsi sorprendere dal Pontedera»
Il portiere Matteo Voltolini sta vivendo un momento d’oro «Mi sono fatto trovare pronto, come richiede il mio ruolo»
Gian Marco Regnani
REGGIO EMILIA. Nato nel ’’96 e reggiano doc, Matteo Voltolini da tre settimane sta difendendo i pali della porta granata orfana di Venturi. E lo sta facendo bene: con “Volto” in campo la porta della Regia è tornata ad essere quella meno battuta del girone B.
Il portiere venticinquenne sta sfruttando nel migliore dei modi la prima e vera chance che gli è stata concessa da quando è tornato a Reggio nel 2019 dopo aver vestito casacche importanti come quelle di Triestina, Pisa e Fano.
«A livello personale sto vivendo settimane positive - confessa l’estremo difensore cresciuto alla Canalina - Ho cercato di farmi trovare subito pronto anche perché il ruolo di secondo portiere implica di essere sempre sul pezzo».
Si può dire che questo è il momento più felice della sua vita? È titolare tra le fila della capolista e titolare di un ristorante che ha da poco avviato l’attività…
«Per quanto riguarda il calcio posso dire che c’è tanto lavoro dietro e quando arrivano dei bei risultati la soddisfazione è doppia. Per me la squadra viene al primo posto, poi ovviamente ci sono ambizioni personali che comunque coltivo».
È un suo rammarico quello di non essere riuscito ad esordire in B?
«Certamente lo è, però sono abbastanza giovane quindi nella vita mai dire mai».
Intanto passi importanti verso la serie cadetta sono stati fatti…
«Siamo sulla strada giusta e dobbiamo continuare così, ma il campionato è ancora lungo».
Riavvolgiamo il nastro: com’è stato l’impatto a freddo a Pescara?
«Non è stato facile perché ero un po’ emozionato, però è andata bene. Mi ha fatto piacere anche tornare al “Città del Tricolore” e ritrovare finalmente i tifosi sugli spalti».
Chi le sta dando maggiori consigli?
«Da tre anni noi portieri ci rapportiamo con il preparatore Razzano. Fin dal primo giorno sento grande fiducia da parte sua e da parte della società e questo aiuta sicuramente».
È riuscito a confrontarti anche con Venturi?
«Ci siamo rivisti prima e dopo la partita con l’Ancona e mi ha fatto i complimenti. C’è un ottimo rapporto e sono contento che si stia riprendendo».
Lei è l’unico giocatore in prima squadra cresciuto nel settore giovanile granata.
«Ho iniziato con la Berretti a 16 anni dopo aver giocato anche a basket: all’inizio lo spazio non era tantissimo poi mi sono tolto molte soddisfazioni, riuscendo anche a fare parte della prima squadra con Colombo. In seguito, sono andato in prestito con l’obiettivo di tornare a Reggio e ci sono riuscito. Non è facile giocare nella squadra della propria città, mi ritengo fortunato e mi fa molto piacere».
E non è l’unico reggiano in campo…
«Quando Cigarini parla della Regia vedo che gli si illuminano gli occhi: ci tiene molto e prova le stesse mie emozioni».
Si rivede in qualche portiere di Serie A o B?
«Da piccolo mi appassionava il primo Dida al Milan. Volevo provare a essere come lui».
Qual è stata la sua parata più difficile fin qui?
«L’ultima contro l’Ancona, quando Del Sole nel secondo tempo anziché calciare sul secondo palo ha mirato al primo. Invece, come gesto tecnico, reputo importante l’uscita su Arras nel primo tempo a Grosseto».
Lunedì vi attende il Pontedera: avete già iniziato a studiare gli avversari?
«Sì, noi portieri in particolare stiamo studiando le caratteristiche tecniche degli avversari, per esempio se preferiscono calciare sul primo palo o a giro. Non vogliamo farci sorprendere».
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