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La sorpresa si chiama Bryant Crawford: nelle sue mani più punti che minuti

Adriano Arati

Il play-guardia della Unahotels gioca poco ma incide molto arrivato in sordina si sta rivelando giocatore decisivo

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Adriano Arati

REGGIO EMILIA. Un micro-onde capace di regalare sempre punti ed energia. La roboante vittoria della Unahotels a Varese è frutto di una prova collettiva notevole in cui, ancora una volta, brilla l’impressionate produzione offensiva di Bryant Crawford.

Il 24enne esterno statunitense ha segnato 18 punti in 15’ con 6/7 al tiro e con le sue iniziative ha spaccato il match nel secondo quarto aprendo il parziale buono e nella ripresa ha rifinito il lavoro con un’altra raffica capace di stendere le già misere velleità di rimonta lombarde. Non è una novità, in questo avvio di stagione il play-guardia di Washington ha sempre garantito una pericolosità impressionante parametrata al minutaggio.

MEDIA RECORD

In cinque gare viaggia a 11.4 punti in 14.2’ con il 57.1% da due, il 58.8% da tre, il 78.6% ai liberi, 2.4 rimbalzi e 2.2 liberi. Una media di 0.8 punti al minuto, già di suo tutto tranne che usuale. Il dato sale poi se non si conta l’uscita a vuoto con Trento, 0 punti in 13’ in una gara in cui i biancorossi hanno patito enormemente la fisicità avversaria non aiutati dall’assenza di Thompson.

Nelle altre quattro partite, Crawford è sempre andato in doppia cifra e la statistica sale ulteriormente, 57 punti in 58’, praticamente un punto al minuto.

In Fiba Europe Cup i numeri sono similari, 11 punti in 20’, con l’80% da due, il 44% da tre, il 66.7% liberi, 4.5 assist e 1.5 rimbalzi. L’impiego maggiore è dovuto all’assenza di Thompson all’esordio con l’Hapoel Gilboa Galil, proprio la formazione in cui Crawford ha esordito in Europa quattro anni fa. Le buonissime prove offensive a cui il 24enne ha abituato sono frutto di buona mano dall’arco e soprattutto della capacità di crearsi sempre un tiro dal palleggio, che sia lo spazio per una tripla o una penetrazione in cui il giocatore biancorosso sfrutta bene la discreta stazza per il ruolo, chiudendo con potenza anche contro lunghi massicci. Sino ad ora coach Caja lo ha impiegato come cambio di Cinciarini, l’accoppiata sta girando a meraviglia sia in alternanza sia quando si va col doppio play. L’italiano è la guida della squadra e macina assist e azioni per i compagni, Crawford solitamente è chiamato a dare pericolosità dalla panchina nel momento delle rotazioni e per ora lo sta facendo davvero alla perfezione, la media punti per minuto lo ricorda sopra tutto. Un giocatore sorprendente, per tanti versi.

A luglio, quando la società ha annunciato l’ingaggio biennale con uscita alla fine del primo anno, il 24enne era poco più di nome vago, reduce dal debutto in Israele e poi da due stagioni in Lituania alla Juventus Utena, con 11 punti e 4.1 assist di media nel 2020-21.

Veniva da un college di lusso come Wake Forest, è vero, dove aveva chiuso con statistiche da stella, ma era difficile immaginare che si trattasse di un atleta con queste doti realizzative.

IL FIUTO DEL DS

Un innesto voluto dal direttore sportivo Filippo Barozzi, che già lo aveva inseguito l’anno passato nel momento di crisi biancorossa, messo a disposizione di un coach che poco lo conosceva, come ricordato dallo stesso Caja al momento della presentazione ufficiale in agosto. In quei giorni, Crawford sarebbe dovuto arrivare in Italia per aggregarsi al ritiro ma è risultato positivo al Covid nell’ultimo test in aeroporto e ha dovuto rinviare il volo sino alla seconda metà di agosto.

La sua preparazione è iniziata tardi, nelle prime gare amichevoli e in Supercoppa è apparso imballato e timido, preoccupato più di conoscere i compagni e di costruire che di guardare il canestro.

E d’altronde, lui stesso si era presentato parlando di se stesso come di un regista al servizio della squadra. Dall’ultima partita in Supercoppa, chiusa a 12 punti, ha messo le marce alte e a parte l’uovo con Trento non si è più fermato, sempre in doppia cifra in una manciata di minuti. Come fiamma dalla panchina c’è di peggio.

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