«Campo, tribuna e sala video Così aiuto Diana nelle scelte»
Damiano Bertani è l’uomo dei numeri ma il suo sogno è quello di allenare «L’analisi delle statistiche – dice – è comunque solo un pezzo del mio lavoro»
Massimo Sesena
REGGIO EMILIA. Rispetto ad Aimo Diana ha alle spalle una carriera calcistica molto diversa: «Giocavo nel Progetto Aurora, a Santa Croce. Ho smesso presto – dice – perché non ero bravo. Ma già a 14 anni ho capito quale sarebbe stata la mia strada». Damiano Bertani, 30 anni, è il match analyst della Reggiana. Ricopre quel ruolo dal 2018, da quando Max La Rosa, Andrea Tedeschi e Sergio Eberini lo pescarono tra i tecnici delle giovanili granata e gli cucirono addosso quell’abito, assai di moda nel calcio d’oggi.
Invero, l’approccio di Damiano con il ruolo di match analyst risente di quello che è il suo vero obiettivo: sedersi in panchina e fare l’allenatore.
Mister Diana è avvisato? «Non scherziamo – dice sorridendo – ho tanto da imparare, ed è sempre stato questo l’approccio con cui mi sono messo a disposizione dei vari allenatori con i quali ho collaborato. Non a caso mi sono trovato benissimo con tutti gli allenatori con i quali ho avuto la fortuna di collaborare».
Ecco, gli allenatori. Dal triumvirato La Rosa-Tedeschi-Eberini, finoa Aimo Diana, passando per Mauro Antonioli e Max Alvini.
Provi a descrivere queste differenti esperienze...
«A Max e Teddy e a mister Eberini sarò sempre riconoscente. Se adesso faccio quello che ho sempre voluto fare nella vita lo devo a loro. In quel periodo il mio lavoro si divideva tra il campo dove davo anche materialmente una mano. E in quel periodo, la domenica, il mio posto era in tribuna. Anche perché – scherza – in panchina saremmo stati più tecnici che giocatori».
Poi è arrivato Antonioli...
«E con lui ho cominciato ad andare anche in panchina. E mi sono perfezionato nello studio dell’avversario».
Perché prevedeva sarebbe arrivato uno pignolo...
«In effetti – dice – mister Alvini aveva un approccio quasi maniacale nello studio e nella preparazione delle partite. Con lui ho studiato ogni avversario anche singolarmente. E voleva che fossi in panchina».
Il suo sogno...
«Sì, anche se il mio vero sogno è fare l’allenatore e in questo momento il mio lavoro di match analyst è soltanto una tappa verso il traguardo».
Parliamo del suo lavoro. In cosa consiste? È lei che ha fatto notare a Diana che la sua Reggiana è prima per numero di calci d’angolo?
«Guardi, quella dell’analisi dei dati è soltanto una parte del mio lavoro. Per gran parte il mio lavoro è fatto di analisi tattica, studio dell’avversario, lavoro sul campo».
Quando parla di studio dell’avversario cosa intende?
«Penso alle statistiche che gli addetti ai lavori prendono da piattaforme specializzate, ma anche alla creazione di videoclip sulle disposizioni delle squadre avversarie nelle diverse situazioni in partita».
Con mister Diana è tornato in tribuna...
«Dove mi trovo bene. C’è un motivo che mi porta a dire questo: dalla tribuna ho una visuale diversa rispetto al bordo campo. E può capitare di vedere una cosa che magari sta sfuggendo a chi è in panchina e in quel momento sta guardando a un’altra situazione. Allora lo dico: guardate che hanno cambiato modulo, oppure si aperto uno spazio in una determinata zona del campo e questa informazione, data al momento giusto, ti permette di prendere le giuste contromisure».
Un lavoro che prosegue durante la settimana?
«Sì, in campo, durante l’allenamento e anche in sala video, quando studiamo gli avversari. Io preparo le clip e poi le illustro».
Parliamo della Reggiana. Detto del record di calci d’angolo, quali altri dati sono interessanti?
«Sicuramente il dato del possesso palla: siamo terzi in tutti e tre i gironi della serie C. Ma è un dato, soltanto un dato, che da solo lascia il tempo che trova. Niente può sostituire il campo e le sensazioni che si percepiscono sul campo. In questo senso, un ex giocatore come Diana ha sicuramente tanto da insegnare».
E una caratteristica della Reggiana di Alvini qual era?
«Per un primo periodo, l’anno scorso avevamo una performance nel pressing: il numero dei passaggi che gli avversari riuscivano a fare era molto basso».
A questo punto la domanda è d’obbligo: quando sarà allenatore farà a meno del match analyst?
«Assolutamente no - dice sorridendo – è una figura fondamentale».
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