A sorpresa De Giuseppe appende le scarpette al chiodo
A 46 anni il fortissimo bomber dice addio al calcio per dedicarsi alla famiglia «I due gol che mi mancano per arrivare a 400 sono mia moglie e mio figlio»
IL PROTAGONISTA
Nicolò Rinaldi
La lunga e gloriosa epopea calcistica di Ferdinando De Giuseppe giunge al capolinea: con un vero colpo di teatro, l’ormai ex bomber classe 1975 ha scritto la parola fine sul proprio percorso da giocatore.
Una scelta inaspettata, soprattutto per le tempistiche: non siamo neppure a metà stagione, e inoltre mancavano solo due gol per festeggiare le 400 reti in carriera. Una traiettoria iniziata a Casina, per poi toccare numerosi altri lidi: le giovanili della Reggiana, Sammartinese, Castellarano e Carpi, quindi Scandianese, Sampolese, Castelnovo Monti, Vezzano, Collagna, Ramiseto, Cavola e Combriccola di Casale.
«Sono convinto che questo sia davvero il momento giusto per mollare - spiega - Fino a domenica pomeriggio giocavo nel Gatta, in Seconda Categoria: subito dopo la sconfitta contro la Gualtierese, ho comunicato la mia volontà di smettere alla società».
Come nasce questa clamorosa decisione?
«Ho avvertito l’esigenza di passare più tempo con mia moglie Sara e mio figlio Nicola, di 4 anni e mezzo: i due gol che mancano per fare 400 sono proprio loro. Peraltro, domenica mattina è successo qualcosa che mi ha scosso parecchio: per la prima volta in assoluto, Nicola mi ha chiesto senza mezzi termini di trascorrere la giornata in famiglia rinunciando alla partita. In più, anche il fisico mi stava dando segnali precisi in chiave ritiro».
Ancora oggi, il suo nome resta legato al Castellarano. Lei ne è stato protagonista dal 1995 al 2007: prima in Eccellenza, poi negli ultimi due anni in serie D sfiorando addirittura la C. Il grande salto sfuggì per un soffio in entrambe le occasioni: perché?
«La serie C con il Castellarano era il mio principale sogno sportivo, però purtroppo è mancata un po’ di buona sorte: inoltre avevamo un organico di grande valore ma molto giovane, e in alcune occasioni l’inesperienza ci ha ostacolati».
Durante quel periodo d’oro, il suo nome è stato comunque accostato varie volte a realtà professionistiche. Si parlava di Reggiana e Sassuolo, ma alla fine lei ha proseguito col Castellarano: per quale ragione?
«Quanto alla Reggina, è presto detto: l’allora ds Massimo Varini fece scelte differenti. Il mio sarebbe stato un ritorno in granata, dopo l’esperienza nelle giovanili: nel 1993/'94 ho addirittura accumulato tre indimenticabili panchine in serie A, quando l’allenatore era Pippo Marchioro. A Sassuolo mi aveva invece cercato l’allenatore Balugani nel 2003, ma era piena estate e i neroverdi non erano ancora sicuri del ripescaggio in C2: così ho deciso di rimanere a Castellarano senza troppo esitare, ed è una scelta che rifarei mille altre volte».
Tra le sue quasi 400 reti, ce ne sono alcune che lei ricorda con particolare entusiasmo?
«A metà degli anni ’90, il gol che ha permesso alla Sammartinese di battere il Mantova: uno scenario che non si vede tutti i giorni, ma che in quell'occasione si è materializzato durante il campionato di Eccellenza. Poi, le reti significative sotto l’aspetto statistico: il 200° a Castellarano contro il Carpi in serie D, e il 300° in Terza Categoria con la Combriccola di Casale».
Il conteggio comprende anche i gol realizzati al Torneo della Montagna?
«No. Considerando anche quelle, quota 400 viene ampiamente superata. Ho giocato nelle fila di Casina, Leguigno, Gatta, Cervarezza e Collagna, arrivando a ben cinque finali della categoria Dilettanti: nessun titolo vinto, ma pazienza...».
In futuro, tornerà sulla scena come allenatore?
«Credo proprio di no. Dal 2009 dispongo del patentino valido fino alla serie D, ma io continuo a non vedermi nel ruolo di allenatore».
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