Maradona: quella parabola fra genio e sregolatezza
Ricorre oggi il primo anniversario della scomparsa di Diego Armando Maradona, una scomparsa tanto prematura quanto prevedibile, considerata la vita sregolata e senza freni del “Pibe de Oro”. Uno che ha avuto tutto e, nel contempo, non ha avuto nulla, tanto da chiudere la sua esistenza terrena in una catapecchia senza lampadari, nel quale i servizi igienici si limitavano ad un misero wc chimico, nell’assoluto menefreghismo di coloro che si professavano suoi amici. Eppure, nonostante gli eccessi e l’essere sempre sopra le righe, Diego continua ad essere presente nella mente di tutti gli appassionati di calcio, e non solo, quasi che la sua morte gli abbia regalato imperitura gloria.
Quella gloria guadagnata sul campo, trascinando il Napoli al primo, epico, scudetto della sua storia, uno scudetto che non era solo un semplice scudetto, ma rappresentava il riscatto per una città da sempre bistrattata, che per una volta guardava tutti dall’alto in basso. L’amore verso Diego, infatti, non è scemato dopo la sua morte, anzi, casomai è accaduto il contrario: si sono inaugurate decine di lapidi, qualche statua, innumerevoli murales e striscioni, il Napoli ha voluto celebrarlo prima intitolandogli lo stadio, poi con la riproduzione del suo volto sulla casacca di gioco, la sua casa natale è stata dichiarata dall’esecutivo argentino “patrimonio nazionale”. Un amore trasversale, che trova terreno fertile non solo nelle generazioni che di Maradona ricordano lo scudetto partenopeo, la “mano de Dios” contro l’Inghilterra o quel meraviglioso gol rifilato agli inglesi, scartati come birilli, al Mondiale ’86 poi vinto dalla Albiceleste. Diego è amato anche da quelli che non lo hanno mai visto giocare, se non negli spezzoni che circolano sul web e che fanno numeri migliori dei più rinomati influencer. E questo è inspiegabile, perché quanto era geniale in campo, tanto Diego si è buttato via fuori dal campo, già quando giocava, con i suoi eccessi, buon ultimo la positività al doping ai Mondiali statunitensi del 1994. Un Mondiale che doveva essere quello della rinascita, diventato il suo epitaffio; fino al decesso, da solo, come da solo aveva vissuto.
Perché Maradona ha avuto tanti figli, cinque quelli riconosciuti, una infinità di donne, ma il sottile fil rouge che lo ha sempre accompagnato è sempre stato quello della struggente solitudine, per combattere la quale ha spesso preso impervie scorciatoie che lo hanno reso sempre più vulnerabile. Una solitudine nella quale a turno entravano personaggi di dubbio gusto, intenti più a succhiarne le tante ricchezze che ad aiutarlo ad uscire dal vortice nel quale era caduto; basti pensare che i cinque figli hanno deciso di mettere all’asta una lunga lista di oggetti del “Pibe de Oro”, per poi dividersene i proventi, non certo il modo migliore per ricordare il padre, pur con tutti i suoi tanti difetti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
