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I numeri assolvono i lunghi della Unahotels

Adriano Arati

Serie A. Fugati tutti i dubbi estivi: Hopkins e Johnson si sono sbloccati, Diouf e Baldi Rossi danno il loro contributo alla causa

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Adriano Arati

REGGIO EMILIA. È passato attraverso tanti dubbi, e qualche momento di oggettiva sofferenza, il reparto lunghi della Unahotels, arrivato a questa sosta in più che discrete condizioni. E con i numeri a dare conforto. Reggio è quarta assoluta per rimbalzi catturati e seconda per rimbalzi concessi, dato non da poco per una squadra senza un vero centro di stazza. E pensata invece per averlo, visto che in estate i principali obiettivi erano Cain e Elegar. Col passare del tempo i meccanismi difensivi si sono affinati e così quelli offensivi, complice la bravura dei registi. Una nota: diversi minuti da ala forte li hanno giocati pure Olisevicius e Strautins. Un po’ per sopperire alle emergenze, viste le molte assenze, un po’ per questioni tattiche, per aprire il campo. Nessuno dei due ha sfigurato.

Mikael Hopkins non ha certo brillato in avvio, tanto da venir richiamato pubblicamente da Caja, col passare delle settimane ha però fatto vedere doti notevoli soprattutto in attacco, dove ha grande velocità e una buona mano al tiro dalla media e pure da tre punti. Nei giochi a due con i palleggiatori, a partire da Cinciarini e Crawford, è un finalizzatore affidabile, sia quando va verso il ferro sia quando si allarga sul perimetro. Ogni tanto ha sofferto contro avversari molto massicci, che gli hanno impedito di pure forza le giocate di agilità, ma nel complesso ha sempre tenuto botta. In difesa, non è un intimidatore puro ma copre bene gli spazi.

Un altro che ha impiegato un po’ di tempo a ingranare è Justin Johnson. In avvio faticava a trovare una propria dimensione in attacco e pure a garantire presenza fisica in difesa. Dalla metà di ottobre ha cambiato ritmo. Energico, gioca sempre al massimo, tocca mille palloni e fa un lavoro sporco insostituibile. Ogni tanto infila pure serate di grazia al tiro, come il 5/5 da tre con Saratov farcito dalla bomba della vittoria che ha regalato la qualificazione.

Alla prima stagione da centro, Momo Diouf ha patito i classici dolori di crescita e lo staff tecnico ha usato più il bastone che la carota. Lui però non si è scoraggiato, anzi, e pur con qualche pausa è diventato un cambio tutto sommato produttivo. A rimbalzo è riuscito a farsi sentire e in diverse circostanze ha fatto bene in attacco, sia come ricevitore in area sia sfruttando la mano educata dalla media.

Filippo Baldi Rossi non ha fornito nessuna prestazione sfavillante ma non ha nemmeno mai sfigurato, cercando spesso di mettere pezzi ai problemi altrui, sia da ala forte sia da centro tattico, sfruttando i suoi centimetri. Non è mai stato particolarmente coinvolto in attacco, la tecnica rimane notevole e quando ha spazio sa sempre far male.

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