Liverpool, i pericoli arrivano anche dalla difesa Con Gerard Moreno ora è un altro Villarreal
L’Inter oltre a Salah dovrà sorvegliare bene le fasce dove i terzini di Klopp spesso si trasformano in attaccanti aggiunti
Alessandro Guerrieri
Il sorteggio ha lasciato l’amaro in bocca a Simone Inzaghi, costretto a incrociare le armi con una delle corazzate del Vecchio Continente, quel Liverpool che i nerazzurri non battono dall’ormai remoto 1965. Meglio è andata alla Juventus che incrocerà gli spagnoli del Villarreal. Andiamo a conoscere nel dettaglio i “Reds” e il “Submarino Amarillo”.
LIVERPOOL
I nerazzurri hanno affrontato i “Reds” in quattro occasioni, con tre sconfitte e una sola vittoria, nel 1965. Il tecnico dall’eterno sorriso Jurgen Klopp, ormai da 7 anni alla guida del Liverpool, ha costruito, con il passare degli anni, un meccanismo nel quale ogni ingranaggio è oliato alla perfezione, che ha portato in dote il ritorno a quel titolo inglese che ad “Anfield Road” mancava da 30 anni, una Champions e una Supercoppa europea. Il tecnico tedesco schiera i suoi con un 4-3-3 molto offensivo, nel quale i due terzini, Robertson e Alexander-Arnold, in fase di possesso si trasformano in attaccanti aggiunti, con le spalle coperte da quello che in questo momento è considerato dagli addetti ai lavori il miglior difensore del mondo, l’olandese Van Dijk, e da quell’ottimo portiere che è l’ex Roma Alisson, che a Liverpool ha trovato la definitiva consacrazione.
Un altro ex giallorosso è la punta di diamante del tridente dei “Reds”, l’egiziano Salah, uno da 146 reti in 223 gare con i “Reds”, bravissimo, così come il compagno di reparto Manè, a inserirsi negli spazi creati dal centravanti, sia esso l’esperto brasiliano Firmino o l’emergente portoghese Diego Jota. A dettare i ritmi, quasi sempre vertiginosi, in mezzo al campo ci sono Henderson, Fabinho e il figlio dell’ex Fiorentina Mazinho, più conosciuto come Thiago Alcantara. Punti deboli? Pochi, forse una panchina non profondissima anche se i “Reds” due settimane fa hanno espugnato la Milano rossonera proprio facendo ampio ricorso al turnover, il che la dice lunga sulla qualità della rosa a disposizione di Klopp.
VILLARREAL
Di sicuro, il Villarreal non è il Psg, e neanche l’Atletico Madrid, ma quella spagnola, al di là dell’altalenante rendimento nella Liga (dove al momento è 13°, più vicino alla zona retrocessione che a quella delle Coppe), non è certo compagine da prendere sottogamba. Per informazioni, Allegri può fare una telefonata a Gasp, sbattuto fuori dalla Champions proprio dagli spagnoli, corsari a Bergamo al termine di una partita dalle mille emozioni.
Non solo, in panchina c’è quella vecchia volpe di Unai Emery, uno che con le competizioni europee ha un gran feeling, tanto da mostrare in bacheca ben quattro Europa League. Certo, il talento a disposizione del tecnico di Hondarribia non è infinito, ma Emery è stato bravo a convogliarlo in uno scolastico 4-4-2, a volte trasformato in un frizzante 4-3-3, che sta pagando altissimi dividendi in Europa, meno in campionato, dove il Villarreal viaggia nell’anonimato, lontano ben 10 punti dalla zona Champions e addirittura a -23 dal Real Madrid capolista.
Il punto di forza degli spagnoli è l’attacco dove, accanto all’implacabile finalizzatore Gerard Moreno, da poco rientrato dopo un infortunio che lo ha tenuto ai box per oltre un mese (assenza pesante e che giustifica in parte l’inizio flop nella Liga), c’è l’olandese – nato in Nigeria – Arnaut Danjuma; seconda punta velocissima, turberà a lungo i sogni dell’Atalanta cui ha rifilato tre reti in due partite.
Da seguire anche il ritrovato Capoue, architrave del centrocampo, l’eterno Parejo, il classe 2002 Pino, una vera promessa, e la vecchia conoscenza del calcio italiano Raul Albion, per diversi anni pilastro della difesa del Napoli.
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