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«Nonostante il Covid condizioni la serie A con la Unahotels sarà una bella sfida»

adriano arati
«Nonostante il Covid condizioni la serie A con la Unahotels sarà una bella sfida»

L’ex Mario Ghiacci, presidente di Trieste prossima rivale dei biancorossi «Abbiamo un positivo in squadra: a breve faremo nuovi tamponi» 

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l’intervista

adriano arati

«Viviamo alla giornata e non lo sopporto, ma non posso farci niente e non può farci niente nessuno. Anche con le difficoltà di questo periodo, credo che la gara fra Trieste e Reggio sarà comunque una gran bella partita, una partita equilibrata».

Cerca di pensare alla pallacanestro e di affrontare al meglio tutte le complicazioni quotidiane con cui deve confrontarsi quotidianamente una società sportiva di vertice, il presidente dell’Allianz Trieste Mario Ghiacci.

Per lui, la sfida con la Unahotels non può essere mai una gara come le altre, nonostante le decine di sfide vissute sull’altro fronte. Ghiacci è stato un simbolo della società biancorossa come giocatore prima di diventare uno dei dirigenti di riferimento e proseguire altrove la sua carriera, senza mai perdere il legame con la sua città. Negli ultimi anni ha riportato ai piani alti Trieste, diventandone anche presidente dopo l’ultima crisi economica e traghettandola verso un assetto tranquillo dal punto di vista finanziario e produttivo in campo. Il match di domenica fra Allianz e Unahotels vedrà di fronte due formazioni che puntano alle Final Eight di Coppa Italia, fra le mille incertezze del periodo.

Sarebbe potuta essere una gran bella partita?

«Credo che lo sarà lo stesso, anche in questa fase. Sarà una sfida equilibrata che si deciderà sono alla fine, secondo me, fra due squadre che stanno facendo bene».

Vede equilibrio?

«Sarà una bella partita, con tanto equilibrio, che regalerà soddisfazioni».

Voi avete registrato una positività nel gruppo squadra. Ci sono altre novità?

«Per ora è tutto stabile, un nostro giocatore è risultato positivo alcuni giorni fa, abbiamo in programma altri tamponi per vedere se nel frattempo si sia negativizzato e se potremo schierarlo domenica».

Giocherete nel mezzo di settimane complicatissime, con rinvii a raffica. Cosa ne pensa della situazione?

«Non uso la parola “sottovalutato” perché sarebbe sbagliata, ma è abbastanza chiaro che non ci aspettavamo che si arrivasse a un quadro simile, con tutti questi problemi, che d’altronde non riguardano certo solo lo sport».

E ora?

«Ora dobbiamo cercare di fare del nostro meglio per gestire il tutto, pensando alla salute di tutti. Oltre ai giocatori, ci sono anche tanti altri professionisti che vivono attorno alla squadra, noi dobbiamo cercare di tutelare tutti seguendo le regole che ci sono».

Cambiare in corsa le direttive non avrebbe senso?

«Direi proprio di no, dobbiamo cercare di convivere con i problemi, trovare un modo per organizzare i recuperi e pensare alla salute. Viviamo alla giornata, è una cosa che io proprio non sopporto, ma non ci posso fare nulla».

Ogni giorno possono esserci novità sgradite?

«Così è, in questa fase, oltre alle positività adesso arrivano spesso anche le decisioni delle aziende sanitarie che impongono delle quarantene, è un altro fattore con cui convivere ma non credo sia necessariamente un male, pensando alla priorità, cioè la salute».

Anche le prestazioni in campo riflettono il contesto?

«Si vedono dei risultati strani, qua e là, ma è inevitabile».

Forse addirittura qualche risultato “falsato”?

«Questo non lo direi proprio, le partite vanno comunque sempre giocate tutte sul campo, anche se capisco bene che cambia parecchio affrontare una squadra al completo o una senza diversi titolari. Ma ricordiamoci che esistono anche gli infortuni, e spesso a una squadra accade di non essere al completo».

Forse dovremmo considerare le assenze Covid come infortuni?

«Per certi versi è quello che sono, no? Ripeto, comprendo bene che cambia giocare al completo o no, ma penso anche che il nostro sia sport, e nello sport l’obiettivo dovrebbe essere superare l’avversario quando tutti sono al massimo delle proprie possibilità. E poi, davvero, cosa possiamo farci? Non è certo un problema solo nostro».

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