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Alberici assicura «Ogni decisione sarà presa insieme alle società»

luca cavazzoni
Alberici assicura «Ogni decisione sarà presa insieme alle società»

L’intervista. Il presidente del Comitato regionale della Figc fa il punto della situazione sui campionati dilettantistici di calcio 

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l’intervista

luca cavazzoni

Ospite in diretta video sul portale specializzato Emiliagol.it, il presidente del Crer Simone Alberici ha fatto il punto sui campionati dilettantistici durante la quarta ondata di Coronavirus.

«Per noi è fondamentale chiudere i gironi d'andata – ha affermato il numero uno della Federazione dell'Emilia Romagna – per mettere in sicurezza i campionati e dargli una propria validità. Nei tornei regionali dall'Eccellenza alla Prima Categoria sono rimasti solo alcuni recuperi, mentre in Seconda e Terza Categoria siamo un po' più indietro come giornate. Ma questi ultimi sono campionati provinciali hanno meno vincoli anche di date, rispetto ad un'Eccellenza dove dobbiamo fornire le seconde classificate per gli spareggi nazionali per la Serie D. Ringrazio le società per gli sforzi che hanno fatto sin qui e continuano a fare. Saremmo messi ancora meglio se non avessimo dovuto fare i conti con la nevicata di dicembre».

Può il calcio dilettantistico convivere anche oggi col virus?

«Avevamo già messo in preventivo che sarebbero arrivati periodi complicati, da qui la scelta dei gironi più corti. Al centro di tutto per noi devono starci le società, quindi le ascolteremo una ad una. Mi riunirò con le consulte di categoria e con i delegati provinciali, l'ultima parola spetterà al Comitato regionale. Noi non possiamo sospendere l'attività agonistica, possono farlo solamente le autorità competenti. Ora c'è da navigare a vista, cercando di rispettare il calendario fin dove possibile. È febbraio solitamente il mese più freddo e più carico di rinvii, così come l'apice dei contagi è previsto intorno a metà gennaio».

Alcuni comitati regionali hanno però fatto delle fughe in avanti.

«Certe decisioni hanno generato confusione ed agitazione, ma vorrei precisare che Lombardia e Veneto non hanno bloccato i campionati. La Lombardia ha scelto di dedicare delle giornate ai recuperi e calendarizzare più avanti il campionato, così come fece la scorsa stagione la Serie D. Il Veneto ha slittato di qualche domenica la ripartenza, ma loro sono già alla terza di ritorno».

I club hanno però paura dell'impennarsi dei contagi...

«Dal 10 gennaio potrà entrare negli spogliatoi solo chi ha completato il ciclo vaccinale oppure è guarito dal Covid, questo fino al 31 marzo che è l'attuale scadenza del nuovo stato d'emergenza. Capisco che le società siano spaventate dal 'return to play', che è la raccomandazione della medicina sportiva di aspettare trenta giorni dalla negativizzazione prima di riprendere l'attività dopo aver contratto il Covid. Sarebbe ora di cambiare un po' questa regola, dato che si riferisce a due anni fa e da allora ci sono state tre varianti di virus. Un eventuale focolaio di sei o sette giocatori priverebbe un club di mezza squadra per un paio di mesi, specialmente per chi non ha alle spalle un settore giovanile».

Le società come si stanno comportando in caso di positività?

«I presidenti devono fare in modo di far rispettare i protocolli sanitari, per il resto noi ci siamo dati fin da subito una condotta lineare e corretta. C'è una circolare che dice che fino a sei positività si deve giocare, poi però abbiamo rinviato anche gare all'ultimo minuto per situazioni d'emergenza o dove anche la squadra avversaria fosse stata d'accordo per una forma di tutela. Ci sono squadre che hanno giocato anche con diversi giocatori fuori per positività, e le ringrazio. I campionati devono avere una propria regolarità, specialmente nei confronti di chi ha giocato pur tra tante difficoltà».

Il Coronavirus ha fermato i campionati degli ultimi due anni, questa volta sarà diverso?

«Il virus condiziona i campionati, ma non dobbiamo pensare di non concluderli. Le società ci mettono risorse, tempo, persone, impegno e determinazione per andare fino alla fine, noi del Crer faremo altrettanto. Mi riferisco anche ai settori giovanili, ma col consueto confronto diretto con le società non disperderemo quanto di buono fatto finora».

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