«Carattere e bel gioco, è una grande Reggiana»
Morello, tra i protagonisti del record del 92/93, plaude alla squadra di Diana: «Ha la giusta mentalità, in casa e in trasferta»
Luigi Cocconcelli
REGGIO EMILIA. I record, si sa, sono fatti per essere superati. E di solito chi viene detronizzato fa professione di soddisfazione, plaude chi lo ha superato, nessuna invidia. È il caso di Dario Morello, protagonista di quella Reggiana targata Pippo Marchioro, che quasi trent’anni chiuse l’andata senza sconfitte. Per cadere, poi, alla prima di ritorno in quel di Verona. «Sono felicissimo, era da tanto, troppo tempo che non si vedeva una Reggiana così forte, propositiva, giocare così bene».
Paragoni con la stagione 92-93 Morello non se la sente di farne. E non solo perché allora salivano in quattro e qua, invece, una sola. «Campionati diversi, non confrontabili, da allora il calcio è cambiato, quella era un’epoca, e noi non facevano eccezione, con più tecnica, ora si punta di più sulla fisicità».
Una Reggiana che non era propriamente partita con l’obiettivo di vincere il campionato. Anzi, in giro si avvertiva un certo scetticismo. «Il toreo precedente – ricorda Morello- si era chiuso in maniera deludente dopo aver a lungo accarezzato il sogno promozione, si diceva che la società non volesse andare in A, mai sentita una sciocchezza più grande, a chi non piace vincere e giocare nella massima serie? Come sempre eravamo partiti per fare un buon campionato e vedere strada facendo dove si potesse collocare l’asticella, subito si è creato un buon gruppo, trovata coesione, la squadra era davvero forte, probabilmente non la migliore per valori assoluti, ma quella che esprimeva il calcio più brillante e redditizio, c’era massima compattezza ed armonia tra società, staff tecnico e giocatori, un gran bell’ambiente».
Che Morello non ritroverà più negli anni successivi. La sua storia con la Reggiana è un poco quella di un amore travagliato. Ad un certo punto rinunciò alla serie A, era al Genoa, per tornare, gli fu richiesto di ridursi l’ingaggio per poter iscrivere la squadra al campionato, addirittura fu portato davanti al collegio arbitrale per chiedere la rescissione perché infortunato, salvo chiedergli di tornare in campo per salvare una barca che stava scivolando in C2. «Diciamo- osserva senza acrimonia- che non sono stato trattato bene da alcune persone, non solo da Dal Cin, ma la Reggiana resta, le persone passano».
Oggi cura la sua scuola calcio, la “Morello football school”, 121 ragazzi dell’annata dal 2017 al 2006, cresciuta in quattro d’anni, nonostante due fortemente segnati dalla pandemia. E continua a seguire, da esperto e, soprattutto, da tifoso, la Reggiana.
Un giudizio sulla squadra di mister Aimo Diana? «Mi piace, gioca palla a terra, non ha paura, in casa e trasferta con la stessa mentalità, la voglia di vincere, se passa in vantaggio ha la capacità di difendere il risultato, se va sotto la forza, la personalità, la convinzione per andarselo a riprendere. L’unico neo è che in un anno in cui poteva recitare il ruolo di “ammazza-campionato” non è sola, deve fare i conti con il Modena».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
