Silvano Quintavalla portiere del Brescello che conquistò la C torna in porta a 57 anni
Storie di sport. Per un’emergenza è tornato a difendere la porta del Lesignano in seconda categoria
il personaggio
nicolÒ rinaldi
Silvano Quintavalla non conosce l'usura del tempo. All'età di quasi 57 primavere, l'esperto portiere è tornato ad affacciarsi sul palcoscenico delle gare ufficiali: ci riferiamo proprio all'estremo difensore che negli anni '90 ha contribuito a portare il Brescello tra i professionisti. Lo scorso 19 dicembre, nell'ultima giornata prima della pausa natalizia, lui ha disputato un intero confronto senza prendere gol: ciò ha propiziato il successo interno del suo Lesignano, 2-0 nel derby parmense di Seconda Categoria contro l'Eri 96 Vianino.
«Il portiere titolare Ollari era assente causa indisposizione, e il vice Coltorti aveva appena lasciato la squadra – spiega Quintavalla, parmigiano di Basilicanova come se parlasse di una cosa all’ordine del giorno – Così, mi è stato chiesto di indossare nuovamente i guantoni: ho accettato senza esitare, anche perchè dal 2015 sono tesserato col Lesignano rivestendo il ruolo di preparatore dei portieri. L'esperienza è la principale dote che mi ha aiutato a tenere abbassata la saracinesca».
Lei avrà di nuovo l'occasione di scendere in campo?
«In caso di bisogno sì, ma spero che questa necessità non ci sia: Ollari è un portiere di grande affidabilità, e il club sta cercando un nuovo secondo da affiancargli. Inoltre, ormai le mie occupazioni sportive sono altre...».
Sappiamo che sta facendo l’allenatore...
«Non solo: oltre all'impegno nello staff tecnico del Lesignano, mi sto cimentando nel ciclismo con la maglia della Mt 1960».
Torniamo al calcio. Che impressioni ha in merito alle squadre di Sant'Ilario, che disputano il girone C di Seconda come voi?
«Pur non rientrando tra le favoritissime, credo che il Football Club 70 possa provare a piazzare la sorpresa centrando un posto negli spareggi promozione. Lo Sporting Club ha invece un organico meno altisonante, che tuttavia dispone comunque dei mezzi che servono per centrare la salvezza».
La stagione agonistica potrà ripartire e terminare senza altri inghippi?
«Intravedo terreno fertile per evitare la chiusura anticipata della primavera 2020. In ambito organizzativo, questa sosta legata alla pandemia non deve spaventare: la conclusione dei campionati in maggio o giugno non sarebbe un problema, e anzi il clima più mite renderebbe meno difficoltoso l'allestimento di recuperi infrasettimanali. In ogni caso, noi a Lesignano torneremo a inseguire l'ascesa in Prima appena possibile».
Lei ha legato il suo nome a molte squadre. Ma gli anni a Brescello restano forse indimenticabili.Quali sono i ricordi di maggiore rilievo relativi ai suoi trascorsi reggiani?
«È così. Impossibile scordare i sei anni trascorsi a Brescello, contraddistinti da un doppio balzo in avanti. Nel 1989, quando ancora l'Eccellenza non esisteva, siamo saliti dalla Promozione alla serie D: poi, nel 1994 ecco la C2. Un percorso straordinario pure a livello personale, specie considerando che io ero approdato nelle fila canarine provenendo dalla Seconda Categoria. A seguire ho affrontato l'Eccellenza, un anno nel Lentigione e uno al Bibbiano. Infine nel 2014/15 ero al Levante in Seconda, ma lì la mia carriera da giocatore si è chiusa a metà annata con un'operazione al mignolo».
A proposito di Lentigione: parlando dell'attualità, lei ritiene che il salto in C sia fattibile?
«Sulla carta, Rimini e Ravenna hanno qualcosa in più. Se dovesse arrivare la terza serie, sono convinto che la dirigenza gialloblù non si tirerebbe indietro: d'altro canto va detto che per il Lentigione la C sarebbe un impegno davvero gravoso, con ulteriori spese e oneri».
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