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L’INTRIGO INTERNAZIONALE  

Djokovic all’Open di Australia, un popolo con il fiato sospeso

Djokovic all’Open di Australia, un popolo con il fiato sospeso

Sarà il giudice di Melbourne della Federal and Family Court a decidere oggi Il governo non si ammorbidisce: «L’esenzione non è una garanzia»

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MELBOURNE. Djokovic o non Djokovic, questo è il problema. Anzi, la soluzione che dovrà decidere il giudice in merito alla posizione del numero uno al mondo del tennis. Il governo australiano «non ha rassicurato Djokovic che l’esenzione medica che ha dichiarato di aver ottenuto per entrare in Australia, senza una completa vaccinazione contro il Covid, sarebbe stata accettata». È questa la tesi che emerge dai documenti depositati alla Federal and Family Court dove dalle 10 del mattino di oggi (ora di Melbourne), mezzanotte in Italia, inizierà la discussione sulla revoca del visto del serbo. La difesa del numero 1 del mondo avrà fino a due ore per presentare le sue tesi. Poi dalle 15 ora locale, le cinque del mattino in Italia, il governo avrà lo stesso tempo per sostenere le proprie. Nelle 15 pagine depositate in tribunale, il governo australiano contesta il principio stesso su cui si basa la difesa del serbo. Ovvero che avesse il diritto di entrare in Australia sulla base dell’esenzione garantita dai medici scelti dallo Stato di Victoria e dell’email arrivata dopo aver compilato l’Australian Travel Declaration in cui il Department of Home Affairs confermava che Djokovic avesse i requisiti legali per entrare in Australia senza quarantena. «Non esiste una garanzia d’ingresso in Australia per un cittadino straniero – si legge nel documento presentato dal governo in tribunale –. Esistono dei criteri, delle condizioni per entrare nel Paese, delle ragioni per rifiutare o cancellare un visto». Nell’email del dipartimento, inoltre, «non vi era alcuna garanzia che la cosiddetta esenzione medica sarebbe stata accettata». Dunque, come già indicato da un ex ufficiale del dipartimento immigrazione al quotidiano The Age, la verifica dei requisiti legali rappresenta solo il primo step. All’arrivo, quei requisiti e le indicazioni fornite nella Travel Declaration possono essere sottoposti a verifica. «C’è una differenza tra requisiti per entrare in Australia e visti – ha detto il Ministro delle Finanze Simon Birmingham –, i requisiti di ingresso sono più importanti delle condizioni per cui si concedono i visti». Il secondo punto della contestazione riguarda, nel merito, la positività al Covid dimostrata attraverso il tampone del 16 dicembre. E qui il governo esplicita quello che è lo spirito delle linee guida dell’Atagi, ovvero garantire un’esenzione a chi non ha potuto completare la vaccinazione per cause di forza maggiore. «Non esistono prove che Djokovic abbia sofferto un problema di salute grave, ha detto solo di essere risultato positivo per il Covid. Non è la stessa cosa», si legge. Dunque, il Governo resta fedele alle posizioni già espresse nelle lettere inviate a Tennis Australia. La vicenda ha messo nell’occhio del ciclone Tennis Australia. «Mi piacerebbe vederlo in campo all’Australian Open» ha detto il Ceo Tiley nella prima intervista dopo l’inizio delle polemiche. Intanto Srdjan Djokovic ha difeso il figlio: «Questa storia non ha nulla a che vedere con lo sport né con Novak: è una decisione politica».

Vezio Trifoni

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