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Il papà di Razzoli non ha dubbi «Giuliano andrà alle Olimpiadi»

Luigi Vinceti
Il papà di Razzoli non ha dubbi «Giuliano andrà alle Olimpiadi»

Dopo l’ottimo terzo posto ottenuto sulla pista di Wengen «La sua convocazione in azzurro è sicura: lo scriva»

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Luigi Vinceti

VILLA MINOZZO. Come si spiega questo straordinario ritorno di Giuliano Razzoli fra i primi slalomisti del mondo?

Soprattutto, perché questo accade ad una età, 37 anni, inconsueta per viaggiare a simili livelli e dopo un silenzio che durava da così lungo tempo? Quali sono le ragioni che hanno riportato il “Razzo” reggiano a brillare in campo internazionale sino a salire su di un podio di Coppa?

Se rivolgete queste domande a suo padre, Antonio, che gli è stato maestro nell’approccio con la neve e gli ha insegnato i rudimenti dello sci, ricevete subito una risposta scherzosa: «Si è messo ad assaggiare l’aceto che da un quarto di secolo custodisce nella propria acetaia. Così ha ricevuto la carica, ritrovato scioltezza…».

In effetti fra gli hobby del figlio c’è la collezione di vini ed aceti raccolti soprattutto durante le spedizioni fatte in tutto il mondo per gareggiare o allenarsi in vista dei principali cimenti.

Fino allo scorso anno, ad esempio, in estate andava con la nazionale azzurra nel Sud delle Americhe (specie in Argentina) per trovare la neve e tenersi in forma. Il tutto ora è custodito in una cantina posta accanto alla casa paterna.

Ma questo, ovviamente, è solo per sorridere.

Antonio Razzoli, che è sempre al suo fianco, ha spiegazioni più concrete a proposito dell’invidiabile stato di forma dell’Olimpionico di Vancouver: «Innanzi tutto – dice – gode buona salute. Non ha sofferto di cadute e incidenti e non ha fatto eccessive fatiche. Il mal di schiena di due settimane fa è stato passeggero. Poi la scorsa estate ha lavorato meglio, si è preparato senza stress sia in Svizzera sia sulle piste dello Stelvio. E infine, senza cambiare le tecnologie, ha leggermente modificato gli sci e la correzione è riuscita in pieno. Non dimentichiamo inoltre che ora può permettersi di sbagliare senza traumi psicologici, e si può permettere il “o la va o la spacca”. Non è poco. Si aggiunga che il tracciato svizzero anche in passato gli è sempre piaciuto; proprio su quella pista ha collezionato diversi podi».

Chi c’era, di famiglia, domenica a Wengen a gioire per il suo terzo posto?

«Oltre a me ed alle mie figlie, a fare il tifo c’era anche un manipolo di parenti e amici. Mia moglie è rimasta a casa a preparargli un piatto di spaghetti».

Ora riuscirà a ribadire il suo splendido stato di forma nelle gare che mancano a fine gennaio cioè Kitzbuhel e Schlagming in Austria e, soprattutto, verrà convocato per le Olimpiadi di Pechino a metà febbraio?

«In settimana andrà a prepararsi in val di Fassa e dovrebbe conservare le sue attuali ottime condizioni. Per la chiamata in Cina sono infine convinto che non possa mancare: è l’italiano più esperto e maggiormente in forma. Scriva pure che, per me, è una convocazione sicura».

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