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Reggiana, batti la stanchezza e il Grosseto e resta in vetta

Wainer Magnani
Un'immagine della partita d'andata fra Grosseto e Reggiana
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Un'immagine della partita d'andata fra Grosseto e Reggiana

Reggio Emilia: il tour de force dettato dal calendario rende pieno di incognite anche il match di oggi (ore 17.30) al Città del Tricolore contro la formazione toscana

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REGGIO EMILIA. Oggi l’avversario della Reggiana si chiama “fatica” e non tanto o non solo il Grosseto. In effetti le problematiche per l’allenatore Aimo Diana sono proprio nell’andare a ricercare e chiedere - come lui stesso ammette - chi se la sente di giocare questa partita che sarà tosta sotto il profilo fisico e agonisticamente dura.

Per avere il dominio sul Grosseto di Maurizi la Reggiana deve giocare una partita aggressiva, lottare su ogni pallone, cercare di vincere i duelli individuali e poi solo in un secondo momento far valere le proprie qualità tecniche. Sono dunque le scorie mentali e fisiche del dopo Olbia che possono determinare l’andamento della partita. Rispetto alla partita al Bruno Nespoli, però, Cigarini e compagni ritrovano quelle condizioni ambientali che fanno parte delle loro sicurezze. Una Reggiana, però, che per poter avere la meglio sul Grosseto non deve pensare alla classifica dove i toscani sono penultimi e tanto meno ai numeri che sono impietosi per gli avversari ma cercare di ritrovare il filo del gioco. Si è detto che certe partite, vedi Olbia, si vincono anche soffrendo e sfruttando un episodio ma non sarà sempre cosi’ anzi non può essere cosi’ perché la Reggiana è stata costruita dal ds Doriano Tosi e allenata da Aimo Diana per dominare la partita e giocare un calcio offensivo. Non si può prescindere questo concetto, poi è logico che in alcune partite non ci si riesce per l’aggressività dell’avversario o per le condizioni ambientali ma questa capacità di stare in campo fa parte del Dna di Cigarini e compagni. All’orizzonte ci saranno altre partite in cui occorrerà prima mettersi l’elmetto e poi utilizzare il fioretto, vedi Gubbio ma la Reggiana è questa e non può snaturarsi.

A livello di formazione mancheranno Cauz (infortunato, rientrerà ad Ancona) e Radrezza (debilitato dal post vacuino, ci sarà a Gubbio) ma ciò che più conta è cercare una rotazione mantenendo un’ossatura portante. A volte occorre fare di necessità virtù ma questo è ciò che ha indicato la partita di Olbia e che lo stesso Diana ha rimarcato: gli inserimenti di chi ha un minor minutaggio devono essere inseriti in un contesto di squadra mentalizzata. Per questo motivo, stanchezza a parte, è facile capire che la rotazione oggi riguarderà due o al massimo tre giocatori proprio per non perdere un’identità di squadra.

L’altro elemento che non va trascurato e che genera vigore è la consapevolezza che il successo di Olbia ha generato nei granata: la convinzione di poter sempre recuperare il terreno perduto nei confronti del Modena. Una forza di spirito fondamentale per la volata finale, per questo rincorrersi a distanza di ventiquattro o di poche ore. Una Reggiana che per due volte ha cancellato il tentativo di allungo dei canarini è l’indiscutibile segnale di una squadra che non molla mai e che utilizza tutti i mezzi a disposizione per ottenere i tre punti. Una Reggiana che sa di avere un prezioso alleato : i tifosi, quei trecento che sono andati a Olbia e le migliaia che avrebbero voluto intraprendere la stessa trasferta. Contro gli undici granata in campo e il dodicesimo sugli spalti non ce n’è per nessuno, nemmeno per il Grosseto.

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