«La Reggiana ha perso una gara non la guerra Non sarà la sconfitta a Gubbio a farci mollare»
Il giorno dopo la caduta in Umbria, il presidente granata Carmelo Salerno non ha perso la fiducia nel gruppo e dell’allenatore Aimo Diana
REGGIO EMILIA. La Reggiana ha perso l’imbattibilità ma non la voglia di lottare e di giocare per la serie B.
«Sono orgoglioso e grato - premette il presidente Carmelo Salerno - di quello che hanno fatto i giocatori e lo staff tecnico. Voi del resto sottolineate sempre che erano anni che la Reggiana non offriva un calcio così spettacolare e 65 punti dopo 28 partite, non so cosa si può chiedere di più».
Come si archivia la prima sconfitta stagionale?
«Con la consapevolezza che siamo una squadra forte. Ritengo che a Gubbio abbiamo giocato il secondo tempo più bello di tutta la stagione e potevamo segnare quattro gol. Purtroppo la palla non ne voleva sapere di entrare e potevamo giocare fino a mezzanotte senza segnare».
Cosa rimprovera alla squadra?
«Niente. Forse non dovevamo concedere i due gol ma credo che tutti debbano solo dire grazie per quello che stanno facendo. Occorre trasformare la delusione in rabbia agonistica per la prossima partita».
La Reggiana non è più capolista.
«A parte che i conti li faremo alla fine, posso solo ribadire che noi meritiamo il primo posto perché stiamo facendo un campionato stratosferico ma dobbiamo fare ancora di più perché abbiamo un concorrente come il Modena che sta tenendo il passo. Si può dire tutto ma la Reggiana ha giocato male e vinto forse una sola partita ma a Gubbio meritavamo il successo».
Di solito i tecnici si preoccupano quando perdi senza mai calciare in porta.
«Non è il nostro caso tanto che a Gubbio non ci siamo accontentati del pareggio ma nella ripresa abbiamo provato a vincere a tutti i costi. Anche per questo c’è delusione, tristezza e rammarico».
Al termine della stagione mancano ancora dieci partite: tutto può succedere o vi preoccupa il vantaggio del Modena?
«Non è successo niente, abbiamo perso una partita dopo 28 giornate. È scontato che non molliamo, ci mancherebbe. Tutti aspettavamo la nostra sconfitta e anche il Gubbio voleva batterci per essere la prima a riuscirci. Ripartiamo con più rabbia, convinti che non è finita».
La partita di domenica ad Ancona potrebbe essere decisiva?
«È un match difficile sia per il valore dell’avversario sia perché si prospetta di giocare con cattive condizioni atmosferiche. Abbiamo dieci partite tutte complicate: sei in trasferta e solo quattro in casa ma puntiamo a vincerne il più possibile. Abbiamo un calendario impegnativo ma in queste prime 28 partite abbiamo dimostrato di poter vincere contro qualsiasi avversario. Nessuno ci ha messo sotto, nemmeno il Gubbio che ci ha battuto. I giocatori e Diana hanno la consapevolezza di essere forti».
Nessun alibi? Vedi infortuni, assenze, squalifiche o un calendario massacrante?
«Non ci vogliamo appigliare a questi aspetti anche se in generale non è sensato giocare ogni tre giorni. Vale per noi come per gli altri ma questo non è calcio e non capisco perché siamo stati costretti a farlo. Mi chiedo che senso ha giocare a febbraio, alle 21, a Gubbio».
Aver giocato dopo il Modena vi ha tolto energie?
«Ha certamente tolto delle energie nervose. È come aver giocato due partite. Alla squadra dà fastidio questo aspetto, bisognerebbe giocare in contemporanea. Non è una scelta voluta dal club o per esigenze televisive e non la condivido».
Vuole rivolgere un appello ai tifosi?
«Devo solo ringraziarli perché anche mercoledì a Gubbio erano in tanti. I dirigenti di Olbia sono rimasti impressionati dal nostro tifo. La squadra si sostiene nei momenti di difficoltà psicologica e sono certo che i tifosi granata faranno sentire la loro vicinanza e il loro incitamento alla squadra».
Teme delle ripercussioni psicologiche a livello di squadra?
«Sulla tenuta mentale della squadra non ho dubbi, non sono ragazzi che si abbattono facilmente. Certo, sono tristi ma passera in fretta, prima a loro che a noi perché sanno di essere i padroni del loro destino».
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